31 Gennaio 2013

Industria, a rischio di incidente rilevante 1.100 impianti in tutta Italia, Lombardia ‘maglia nera’. In Emilia Romagna 100 fabbriche ‘nel mirino’

Industria, a rischio di incidente rilevante 1.100 impianti in tutta
Italia, Lombardia ‘maglia nera’. In Emilia Romagna 100 fabbriche ‘nel
mirino’

(Sesto Potere) – Milano – 31 gennaio 2013 – In Italia ci sono più di 1.100 industrie suscettibili di incidente rilevante. 739 i Comuni interessati (prevalentemente in Lombardia con 289 siti, Veneto 116, Piemonte 101 ed Emilia Romagna con 100 fabbriche a rischio ). Nelle ‘aree di danno’ vicine alle industrie ci sono anche scuole, centri commerciali, ospedali. Ma solo il 50% dei Comuni fa informazione su come affrontare una eventuale emergenza. E solo il 16% fa esercitazioni coi cittadini. Inoltre, è ancora insufficiente l’ informazione ai cittadini sui possibili rischi derivanti dalla presenza sul territorio di impianti industriali che trattano sostanze pericolose e sui comportamenti da tenere in caso di emergenza. E’ quanto emerge dall’ indagine Ecosistema Rischio Industrie presentato da Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile , nell’ ambito del progetto di monitoraggio, prevenzione e informazione per la mitigazione dei rischi naturali e antropici Ecosistema Rischio 2012. Sono oltre 1.100 in Italia gli impianti industriali che trattano sostanze pericolose in quantitativi tali da essere ritenuti suscettibili di causare incidenti rilevanti in base alle direttive Seveso e ai decreti legislativi che le recepiscono. Impianti chimici, petrolchimici, depositi di gpl, raffinerie e depositi di esplosivi o composti tossici che, in caso di incidente o di malfunzionamento, possono provocare incendi, contaminazione dei suoli e delle acque, nubi tossiche, e che sono censiti dal ministero dell’ ambiente e della tutela del territorio e del mare in un inventario nazionale aggiornato semestralmente. Gli impianti sono concentrati prevalentemente in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna e interessano i territori di 739 comuni. Attraverso un questionario inviato a tutti i 739 Comuni in cui sono presenti gli impianti riportati nell’ Inventario nazionale del ministero dell’ ambiente, lo studio – svolto sulle risposte inviate da 210 amministrazioni comunali (il 29% delle 739) – prende in considerazione il livello di realizzazione o partecipazione dei comuni a periodiche esercitazioni, del recepimento da parte degli stessi comuni delle informazioni contenute nei Piani d’ emergenza esterni redatti dalle prefetture competenti, della pianificazione urbanistica che tenga conto del rischio esistente. Dati sul territorio Il 94% dei 210 Comuni intervistati ha dichiarato di avere recepito le indicazioni contenute nella scheda informativa redatta dal gestore dell’ impianto, così come previsto dalla legge; quest’ ultima, inoltre, stabilisce la perimetrazione delle aree circostanti gli insediamenti a rischio di incidente rilevante nelle quali, in caso di malfunzionamento, potrebbero riscontrarsi conseguenze sull’ ambiente o sulla salute della popolazione. Poiché la gravità di un incidente è proporzionale alla distanza dal luogo dove si produce e ai tempi di esposizione, l’ area soggetta a rischio intorno allo stabilimento viene divisa in tre zone: “di sicuro impatto”, “di danno”, “di attenzione”. Quindi, 198 amministrazioni comunali conferma di aver recepito i dati essenziali sullo stabilimento necessari per valutare i possibili scenari e le conseguenze di un incidente e quindi per realizzare le opportune campagne informative e la corretta pianificazione urbanistica del territorio. Sono 181 i Comuni che hanno predisposto una planimetria del territorio e individuato le “aree di danno”, sottoposte a conseguenze nell’ eventualità di un incidente nello stabilimento a rischio (l’ 86% dei comuni intervistati). In 104 Comuni intervistati sono state individuate nelle “aree di danno” strutture vulnerabili e/o sensibili: nel 18% dei casi sono presenti scuole, nel 13% centri commerciali, nell’ 8% strutture ricettive turistiche, nel 7% luoghi di culto, nel 2% ospedali. Inoltre, le amministrazioni comunali hanno indicato la presenza in “aree di danno” anche di abitazioni isolate o insediamenti residenziali più consistenti, di altri stabilimenti industriali e attività produttive in genere. Informazione ed esercitazioni Centoquarantotto delle amministrazioni comunali che hanno risposto al questionario ha dichiarato di aver realizzato campagne informative sul rischio industriale e sulla presenza sul proprio territorio di insediamenti suscettibili di causare incidenti rilevanti. Solo 105 comuni (il 50% degli intervistati), però, ha detto di aver realizzato campagne informative sui comportamenti da tenere in caso di emergenza, per dare a tutti coloro che vivono e lavorano in prossimità dell’ insediamento informazioni pratiche, precise e puntuali su come riconoscere i segnali di allarme e come mettersi al sicuro. Secondo le risposte ricevute, sono 122 i comuni che hanno stretto rapporti di collaborazione con organizzazioni o gruppi di protezione civile destinati a queste attività. Per informare i cittadini, 96 amministrazioni hanno risposto di aver realizzato opuscoli informativi, 59 hanno puntato sul proprio sito on line realizzando sezioni ad hoc, 30 hanno organizzato iniziative nelle scuole, 58 incontri pubblici. L’ organizzazione di esercitazioni periodiche è essenziale per testare le capacità di risposta in caso di eventi calamitosi; tuttavia solo 75 Comuni del campione hanno dichiarato di aver proposto l’ organizzazione di esercitazioni o partecipato a esercitazioni sul rischio industriale, alcuni (34) coinvolgendo anche la popolazione. Codacons: Sindaci intervengano Secondo quanto riportato nel rapporto di Legambiente 1.152 impianti industriali a rischio di incidente rilevante sono sparsi in tutta Italia e interessano 739 comuni. Per il Codacons i sindaci hanno il dovere giuridico di intervenire a tutela della salute dei loro concittadini e devono prevenire possibili incidenti, intossicazioni e malattie. L’ associazione di consumatori, quindi, chiede che i sindaci intervengano con apposite ordinanze per aumentare la sicurezza di quegli insediamenti, imponendo, come si è fatto per l’ Ilva, le misure necessarie a prevenire possibili tragedie arrivando fino alla chiusura e spostamento degli impianti più pericolosi, ossia quelli collocati vicino a strutture a rischio come ospedali (2 %) e scuole (18%). Se non sarà fatto scatteranno le denunce del Codacons contro i sindaci per omissione d’ atti d’ ufficio. Ultimo aggiornamento Giovedì 31 Gennaio 2013 10:01.

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