13 Agosto 2020

Indino (Silb) all’ attacco del Codacons: “Pensi ai mezzi pubblici sovraffollati e non alle discoteche”

 

Si alzano i toni della polemica sollevata dal Codacons che, alla vigilia di Ferragosto, ha chiesto ai Prefetti di tutta Italia di chiudere le discoteche per il rischio di propagazione del Covid minacciando allo stesso tempo chi rimane aperto di venire denunciato per epidemia colposa . Una presa di posizione che ha fatto infuriare Gianni Indino, presidente SILB Emilia Romagna, che ha stretto giro ha replicato all’ associazione consumatori di “pensare a treni e autobus stracolmi” e non ai locali da ballo che vengono visti come “luoghi del male”. “Lavoriamo da mesi – ricorda Indino – per mettere insieme tutela delle persone e del lavoro: non è chiudendo i luoghi che si controllano i giovani, anzi si dà il via all’ abusivismo incontrollabile. In una già difficile estate come quella che stiamo passando, impegnati da una parte ad ottemperare le misure per il contenimento del virus e dall’ altra a riattivare le nostre attività che non danno da mangiare solo a chi le gestisce, ma a decine di migliaia di lavoratori, dobbiamo fare i conti anche con il fuoco incrociato dei denigratori per partito preso. Il Codacons pare essere uno di questi, seduto in prima fila forse per un po’ di notorietà nel cavalcare l’ onda. Solo così riesco a spiegarmi questo accanimento nei confronti delle discoteche, luoghi di divertimento e imprese di lavoro che dopo aver sofferto e combattuto, stanno cercando di reagire alle difficoltà. Eppure anche senza alcuna prova di contagi o focolai nei locali da ballo italiani (riaperti ormai da due mesi), additano le discoteche come unici luoghi al mondo dove si annida il male. Invece di fare fronte comune e trovare soluzioni condivise, si minacciano i gestori dei locali, per la seconda volta in pochi mesi, non solo di fare chiudere le loro imprese, ma persino di venire denunciati per epidemia colposa. Perché il Codacons non minaccia di tali azioni i gestori delle ferrovie, degli autobus o della grande distribuzione? Si chiudono le discoteche per assembramenti? Per non far torti alla realtà dei fatti, si chiudano anche treni, centri commerciali e autobus. Perché non minacciano di denunce chi non porta la mascherina dove dovrebbe? La responsabilità personale dei “consumatori” per il Codacons non esiste? O forse cavalcare l’ onda e i preconcetti è solo la via più facile per una maggiore visibilità? Purtroppo in tanti parlano di notte, ma in pochi la conoscono e capiscono i nostri sforzi”.”Per fortuna – conclude Indino – si comporta diversamente il Capo della Polizia, Gabrielli, che non più tardi di oggi sulle colonne di varie testate nazionali, dichiara che: “il controllo massivo nelle discoteche porterebbe degli effetti devastanti. Non ha senso militarizzare la movida. Le modalità con le quali le forze di polizia dovrebbero gestire il controllo sono molto importanti. In questo caso credo che il rimedio sarebbe peggiore del male. Il tema della ripresa delle attività economiche del Paese io me lo pongo”. Leggendo queste parole mi si è aperto il cuore. Il Codacons forse pensa che chiudendo le discoteche i ragazzi stiano in casa? Non pensa che uscirebbero ugualmente, dando il via a tutte le forme di abusivismo, dalle feste private agli assembramenti nei parchi, senza possibilità di controlli? Di certo è più facile lamentarsi o minacciare denunce che provare a fare qualcosa. Noi insieme agli operatori lavoriamo da mesi da mesi, dalla stesura dei protocolli per la riapertura in sicurezza all’ adeguamento dei locali alle disposizioni di legge, dagli ingressi contingentati alle campagne di sensibilizzazione. Tutti si sono attrezzati fin dal primo giorno per adeguarsi alle norme aumentando il personale di sicurezza, dotandosi di tutti i dispositivi e sensibilizzando all’ utilizzo della mascherina, al distanziamento, alle altre prescrizioni. Gli staff ne parlano dall’ entrata fino alla pista da ballo, i vocalist richiamano continuamente al rispetto delle normative. Possiamo fare di più e meglio? Ci impegniamo per farlo, ma non possiamo permettere di essere minacciati proprio da chi anziché proporre soluzioni sembra non aspettare altro che chiudere le nostre imprese senza voler nemmeno vedere in tutto questo la responsabilità del singolo “consumatore””.

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