2 Dicembre 2009

Indagini su Formigoni, Moratti e Podestà. Ma l’inchiesta fa acqua

 
Ha avuto buon gioco il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ad annunciare in conferenza stampa di aver ricevuto un avviso di garanzia. Il numero uno del Pirellone ha esordito commentando ironicamente: «Eccolo finalmente. Il tanto desiderato, invocato avviso di garanzia al presidente Formigoni, è arrivato». Ma, ha aggiunto subito, è «del tutto inconsistente». Formigoni avrebbe violato un articolo che sanziona «chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti». Nel registro degli indagati risultano iscritti anche il sindaco di Milano, Letizia Moratti, e il presidente della Provincia, Guido Podestà.  Il reato ipotizzato è di tipo ambientale, legato a una denuncia del Codacons per il superamento dei livelli di inquinamento. L’avviso di garanzia si è reso necessario in seguito alla richiesta del gip del Tribunale di Milano, che ha chiesto un supplemento di indagini di fronte a una richiesta di archiviazione presentata dalla Procura. Formigoni ha puntato il dito sui pm a orologeria che comunicano l’avviso di indagini proprio a pochi mesi dalle elezioni regionali.  Una nota del Codacons in serata spiegava che Roberto Formigoni, come presidente della Regione Lombardia, non ha fatto ciò che doveva per combattere l’inquinamento. Ed è questa (non altra) la ragione dell’esposto che ha poi dato l’avvio all’inchiesta della Procura di Milano. Podestà si è invece «limitato a osservare che i fatti oggetto di accertamento per il 2007 sarebbero avvenuti almeno 600 giorni prima del mio insediamento alla presidenza della Provincia di Milano». In ogni caso vanno ricordati due fatti che portano gli stessi ambienti dell’opposizione a ritenere le accuse una tempesta in un bicchiere d’acqua. Il massimo rischio per il reato contestato è «l’arresto fino a un mese o l’ammenda fino a 206 euro» e comunque già nel 2006 lo stesso Formigoni e l’allora sindaco di Milano, Gabriele Albertini, furono destinatari di una denuncia e in quell’occasione, dalla documentazione agli atti il pm rilevò come «idonei i piani d’azione per il contenimento e la prevenzione di episodi di inquinamento atmosferico».
 

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