21 Ottobre 2014

Indagato il vice di Chiamparino

Indagato il vice di Chiamparino

Il pm ne aveva chiesto l’ archiviazione, il giudice ha disposto l’ imputazione coatta. E così due assessori regionali del Piemonte, componenti della giunta del governatore Sergio Chiamparino, rischiano il processo nell’ ambito dell’ inchiesta «Rimborsopoli», per aver usato risorse della Regione a fini personali e non istituzionali. Si tratta di Aldo Reschigna, vicepresidente della giunta targato Partito democratico, nonché assessore al Bilancio, e Monica Cerutti, di Sinistra e libertà, titolare della delega all’ Università e al Diritto allo studio. L’ imputazione coatta richiesta dal giudice riguarda anche i consiglieri regionali in carica quando governatore era il leghista Roberto Cota, e cioè: Fabrizio Comba, Gianpiero Leo, Gianluca Vignale e Luca Pedrale del centrodestra, Eleonora Artesio di Rifondazione comunista, Angela Motta e Stefano Lepri del Pd e infine, sempre per i democrat, l’ attuale segretario regionale del Piemonte, Davide Gariglio. C’ è, però, anche chi ha ottenuto l’ archiviazione, come richiesto dai pm Enrica Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi. Si tratta di Gianna Pentenero, del Pd, attuale assessore all’ Istruzione, Wilmer Ronzani, Rocco Muliere e Nino Boeti e Giuliana Manica, consiglieri regionali sempre del Pd, e infine Mercedes Bresso, ex presidente della Regione Piemonte. Per i politici che si sono visti respingere l’ archiviazione, ci sarà, dunque, nel giro di una settimana, la «forzata» richiesta di rinvio a giudizio da parte dei pm, cui seguirà un’ udienza preliminare celebrata da un diverso giudice, che dovrà decide rese archiviare o mandare a processo gli indagati. La richiesta di imputazione coatta non ha indotto Chiamparino a prendere le distanze dai suoi fedelissimi: «Confermo piena fiducia a Reschigna e Cerutti- ha affermato il governatore non ho alcun dubbio sulla loro onestà e sul loro grande senso di responsabilità. Quando abbiamo fatto le liste non avevamo rinviati a giudizio, poi se le cose cambieranno si vedrà, Mi sembra una questione di buonsenso aspettare se ci sarà il giudizio. Inoltre stiamo parlando di un uso improprio del denaro per attività politica, e non di un uso privatistico». Ieri, in mattinata, di fronte alla decisione del tribunale, i due assessori avevano presentato le dimissioni nelle mani del governatore, che le ha respinte spiegando, innanzitutto, che «non si tratta di un rinvio a giudizio» e aggiungendo che «dopo questi mesi di lavoro con loro, posso dire con certezza che non ho dubbio alcuno sull’ onestà, sulla moralità e sul senso dello Stato che hanno Monica e Aldo. Alla luce delle motivazioni e della conoscenza dei due interessati, per motivi morali e politici, credo sia giusto chiedere loro di restare al loro posto a testa alta. Siamo rispettosi della giustizia. Vedremo se si arriverà al dibattimento». Si difende anche il vicepresidente Reschigna: «È un momento difficile sotto il profilo personale. Il riconoscimento da parte del giudice della mia correttezza in qualità di consigliere regionale mi aiuta a sopportare la situazione. Non mi assolve, ma mi dà sufficiente forza morale. Sono convinto che saprò dimostrare la mia correttezza». Il vice di Chiamparino poi assicura: «Non ho utilizzo un euro per scopi personali dai fondi. Leggendo le carte del gup, mi sono scoperto essere dottor Jekyll e mister Hyde, anche se non mi sento tale». Nel settembre scorso, chiedendo l’ archiviazione, la procura si è basata su vari elementi: modestia delle spese contestate, correttezza delle spiegazioni fornite e mancata consapevolezza di violare la legge. Ieri il tribunale ha però deciso diversamente. Male «spese pazze» non sono certo un problema solo piemontese. «Rimborsopoli», infatti, è un nome che risuona in tutto lo Stivale. In Calabria, ad esempio, sono decine i consiglieri regionali finiti sotto inchiesta per i soldi sperperati da destra a sinistra, da Forza Italia al Pd, dall’ Udc all’ Ncd. Lo stesso dicasi per l’ Emilia Romagna, dove sotto indagine sono finiti molti esponenti del Pd ma anche dell’ Udc, ex Pdl, Verdi, Lega Nord e M5S. Per quanto riguardala Basilicata, il Codacons, l’ Associazione dei consumatori, ha annunciato l’ avvio di una class action per le «spese pazze» contestate a decine di consiglieri regionali. Lo stesso Codacons ha lanciato un’ azione collettiva anche in Abruzzo per l’ inchiesta della procura di Pescara relativa alle missioni istituzionali in Italia e all’ estero anche di ex consiglieri regionali ed ex assessori. E l’ invito ai cittadini per una class action riguarda, in realtà, anche molte altre regioni: Campania, Valle D’ Aosta, Sicilia, Molise, Lombardia, Moli see Umbria.
 

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