3 Luglio 2019

Incrociano le braccia gli operai dell’ ex Ilva

domani sit-in di protesta: c’ è il l vertice mittal -di maio
TARANTO. Pur atteso, l’ an nuncio della cassa integrazione partita ieri – è arrivato nella sua formula quasi glaciale. Una raccomandata a mano, firmata ArcelorMittal Spa, circolata dalla prime ore di turno nello stabilimento siderurgico più grande d’ Europa. Stringato l’ oggetto: «Collocazione in cassa integrazione ordinaria». Poi la raffica di giorni in cui gli operai dovranno «astenersi dal prestare attività lavorativa – si legge nel testo della lettera salvo successive disposizioni aziendali». C’ è da tener conto della rotazione del personale, delle esigenze tecniche e organizzative. Ricordiamo trattarsi di 1.395 lavoratori interessati per 13 settimane che si sommano, volenti o nolenti, agli oltre 1.600 già in «cassa» su disposizione dell’ Ilva in amministrazione straordinaria. Antica è la tradizione di lamentele operaie in merito agli ammortizzatori sociali nel siderurgico tarantino. Italsider, Ilva, Arcelor Mittal; lungo l’ elenco di doglianze mosse ai sindacati per ve re o presunte sperequazioni. Non sono mancate anche ieri le proteste degli operai. «Radiofabbrica» dibatteva sulle onde lunghe dello scontento, tra chi ritiene di essere stato eccessivamente penalizzato a scapito di colleghi i quali, di cassa integrazione ne farebbero poca o, addirittura, non ne farebbero sulla base, per esempio, di escamotage turnistici. Vecchie storie, triti veleni, benzina nuova, però, sul fuoco acceso alla vigilia dello sciopero di domani indetto dai metalmeccanici di Fiom, Fim, Uilm e Ugl. Oggi circolerà un volantino alle portinerie in cui si spiegano le ragioni della protesta di otto ore per ogni turno, alla quale aderiscono anche i lavoratori dell’ ap palto. Nel mirino la cassa integrazione unilaterale, cieca, sorda e muta di Arcelor. Ma si percepisce una forte pressione operaia sui loro rappresentanti (quella benzina che brucia cui facevamo cenno) nel passaggio, del volantino, in cui si spiega che i sindacati «percorreranno tutte le strade possibili, anche attraverso il ricorso agli enti competenti, per impedire l’ utilizzo da parte di Arcelor Mittal della stessa cassa integrazione». Certamente una vigilia incandescente dell’ incontro tra il vicepremier Luigi Di Maio (nella sua veste di ministro dell’ Econo mia) e i vertici di Arcelor Mittal sulla questione immunità penale. Il vertice cade il giorno dello sciopero. Nelle stanze ministeriali non sarà solo di immunità per i reati ambientali che si parlerà. Le relazioni industriali, fatte non solo di salari ma anche di sicurezza e manutenzione degli impianti e di tutele e «garanzie» su queste delicatissime materie, peseranno non poco. Giungerà alle finestre romane l’ eco delle proteste operaie tarantine? Certamente sì, ma la resa dei conti è nell’ incontro con i sindacati a Roma il 9 luglio. Infine la notizia del rigetto, da parte del Consiglio di Stato, dei ricorsi contro il piano ambientale e il relativo decreto promossi dal Codacons e dall’ associazione Peacelink. Arcelor Mittal si è detta soddisfatta della sentenza che conferma come «il progetto per Taranto sia la miglior soluzione dal punto di vista della tutela ambientale e della salute».

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