24 Maggio 2020

Inchieste sull’ emergenza Covid Il pg: «Ci sono i primi indagati»

il punto il procuratore generale guido rispoli in un focus sul distretto di brescia: «centinaia di segnalazioni dall’ inail, saremo prudenti ma rigorosi, siamo stati travolti da uno tsunami»
«Siamo stati travolti da uno tsunami», le indagini si preannunciano un esercizio sul filo delle difficoltà anche per «l’ oggettiva impossibilità di accertare l’ esatta causa delle morti durante le fasi più acute dell’ emergenza», con la necessità di coniugare l’ esigenza di accertamento dei fatti, «ineludibile in considerazione della straordinaria gravità» e l’ assoluta «particolarità della situazione ambientale». Eppure, in questo mare magnum del possibile, dove i contorni dei risvolti giudiziari dell’ emergenza Covid restano ancora e per lo più indefiniti, nel distretto di Brescia (che comprende anche i circondari di Bergamo, Mantova e Cremona) ci sono anche fascicoli aperti a carico di «noti», indagati concreti in carne e ossa. Lo ha detto ieri a Brescia il procuratore generale Guido Rispoli, alla guida del distretto dalla fine di marzo, e il riferimento ai fascicoli modello 21, a carico di noti, riguarderebbe anche la Procura di Bergamo. Le denunce Inail Un atto dovuto, ha ribadito il procuratore generale, perché «l’ iscrizione di un nominativo nel registro degli indagati assolve a una funzione di garanzia» e non comporta in alcun modo «una valutazione di responsabilità della persona iscritta che si compie solo alla fine delle indagini», ma che risponde alla necessità di cominciare ad accertare che cosa sia successo e perché. Per il momento i fascicoli con indagati noti sarebbero «minoritari» rispetto a quelli a carico di ignoti, per fatti non costituenti reato o anonimi e sarebbero legati prevalentemente all’ ipotesi di lesioni colpose delineata nelle centinaia di segnalazioni e denunce Inail per presunte infezioni da Covid contratte da dipendenti di molteplici enti, «in particolare patite da operatori sanitari nell’ adempimento o a causa dell’ attività svolta durante l’ emergenza sanitaria», ha spiegato il procuratore generale. Infortuni sul lavoro, secondo l’ Inail, e i dati al 30 aprile in Bergamasca, come risulta da un articolo de L’ Eco del 7 maggio, sono chiari: 1.617 denunce, pari al 37,2% del totale degli infortuni dall’ inizio del 2020 e a forte prevalenza femminile. Infermiere, donna, tra i 54 e i 60 anni, l’ identikit del caso tipico. Tra i soggetti segnalanti, come li definisce il procuratore generale, non solo chi ha perso un familiare o un parente, ma anche persone che lamentano l’ omissione o il ritardo delle cure sanitarie, persone infettate all’ interno di ospedali e Rsa, personale sanitario, associazioni (per esempio il Codacons). Zona rossa e Rsa Neanche a dirlo, la vicenda della mancata zona rossa ad Alzano e Nembro è citata dal procuratore generale come uno dei fronti più critici di un’ eventuale inchiesta giudiziaria (ma chi sarebbe competente? La Procura di Bergamo, quella di Milano, quella di Roma?). L’ altro fronte «caldo» è la gestione delle Rsa e la delibera della Regione dell’ 8 marzo 2020. Casi emblematici anche, soprattutto il primo, delle difficoltà oggettive delle indagini alla luce dei possibili sviluppi giudiziari. «Il pm deve valutare se ha elementi idonei a sostenere l’ accusa, elementi oggettivi», spiega Rispoli e su questo terreno le Procure potrebbero combattere una battaglia complicata. La difficoltà delle indagini Dall’ epidemia colposa all’ omicidio colposo, dalle lesioni (colpose) alle responsabilità amministrativa degli enti (ai sensi della 231) il campo delle eventuali ipotesi di reato è vario e composito, ma questa «eterogeneità» è uno degli aspetti più critici delle possibili inchieste giudiziarie. «In molti casi, durante le fasi più acute dell’ emergenza, vi è stata un’ oggettiva impossibilità di accertare l’ esatta causa delle morti per una sostanziale impraticabilità dell’ esame autoptico per esigenze sanitarie», sottolinea il procuratore generale con riferimento al pericolo di trasformare l’ autopsia in un veicolo di contagio. Da qui la domanda sulle cause della morte, apparentemente capziosa oltre che crudele per i familiari delle persone scomparse. Poi c’ è la questione della «concreta esigibilità della regola cautelare non adottata», vale a dire: quale violazione e rispetto a quali protocolli o linee guida è stata commessa, per dolo o per colpa, volontariamente o meno? Soprattutto: protocolli e linee guida erano conosciuti al momento della presunta violazione? Se fossero stati rispettati e attuati avrebbero scongiurato morti e malattie? «Prudenti e rigorosi» Gli elementi oggettivi, «le regole cautelari», sono alcuni dei parametri che guideranno le indagini che il procuratore generale ammette destinate a camminare su un sentiero scivoloso. Ma allora i cosiddetti «denuncianti» devono mettersi il cuore in pace, rassegnarsi alla difficoltà oggettiva di dare una risposta alle domande sulle cause e le responsabilità? Non secondo il procuratore generale. «Dobbiamo tenere conto del contesto, il quadro di generale impreparazione rispetto al Covid. Il fatto che davvero siamo stati travolti da uno tsunami. Bisogna essere prudenti ma anche rigorosi, dobbiamo ricostruire con esattezza quanto è successo. Anche noi inquirenti siamo per così dire sub iudice, ma questa è la fase della ricostruzione dei fatti e le Procure del distretto stanno lavorando per riuscire a farlo».
simone pesce

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