9 Aprile 2020

Inchiesta sulle “protezioni”ma Zerzer resta al suo posto

mario bertoldiBOLZANO. Una mail archiviata dal direttore generale dell’ Asl dell’ Alto Adige Florian Zerzer ha generato veleni e sospetti per 24 ore. Al punto che a metà pomeriggio di ieri si erano addirittura rincorse voci di possibili dimissioni da parte del numero 1 della sanità altoatesina, in serata nettamente smentite. In realtà la vicenda si è dimostrata, alla prova dei fatti, abbastanza banale perchè la mail in questione non era stata assolutamente cancellata dal sistema informatico dell’ Azienda sanitaria, ma semplicemente archiviata.Dunque quello che per diverse ore era parso come un “giallo” di carattere amministrativo e politico ieri si è “sgonfiato” in poche ore. La vicenda è legata alla fornitura di un milione di mascherine chirurgiche acquistate tramite l’ impresa bolzanina Oberalp in Cina. Una perizia effettuata a Vienna e trasmessa all’ Azienda sanitaria altoatesina è stata indirettamente al centro di accertamenti preliminari da parte della Procura della Repubblica.L’ inchiesta è curata dal sostituto procuratore Igor Secco il quale si è mosso sulla base di due esposti nazionali che hanno mobilitato diverse Procure in tutta Italia. Con il primo il sindacato nazionale Anaao (senza coinvolgimento dei rappresentanti altoatesini) ha denunciato con una diffida la mancanza in tutta Italia di dispositivi idonei di protezione del personale sanitario, in prima linea nella lotta quotidiana al coronavirus e nell’ assistenza degli ammalati. Il secondo esposto è stato invece depositato dal Codacons per presunte forme di speculazione economica sui prezzi imposti sul mercato per mascherine di protezione e gel igienizzanti per le mani. E’ nell’ ambito di queste verifiche preliminari affidate ai carabinieri che sarebbero emerse alcune irregolarità formali sull’ acquisto in Cina (deciso il 16 marzo) di un milione di mascherine chirurgiche di protezione oltre a tute protettive e tute asettiche.Nel corso dell’ acquisizione della documentazione da parte dei carabinieri, sarebbe balzato all’ occhio la mancata registrazione in entrata di una mail proveniente da Vienna domenica 26 marzo scorso con la quale venivano segnalati gli esiti di una perizia commissionata sul materiale acquistato in Cina. Come noto la commissione avrebbe compreso la fornitura di strumenti di protezione sanitaria sia alla Croce Rossa austriaca che alla Protezione civile italiana e alla Provincia autonoma di Bolzano. Secondo il Gruppo Oberalp la merce individuata sul mercato asiatico in meno di 24 ore avrebbe subito evidenziato (già sulla carta) alcune difformità rispetto agli standard di sicurezza richiesti in Europa. Gran parte dei prodotti acquistati risultavano però equivalenti a quelli marchiati CE sulla base di una valutazione fornita dalla Clinica Universitaria di Innsbruck che diede il via libera all’ utilizzo. Agli atti del procedimento ci sono anche due perizie, una effettuata per conto del governo austriaco e l’ altra affidata a super esperti germanici sempre dal governo di Vienna. Nella documentazione si sarebbe evidenziato una certa criticità nell’ utilizzo delle mascherine in questione la cui qualità sarebbe stata però pienamente confermata, seppur con necessità di alcuni accorgimenti in fase di utilizzo. In un momento di carenza a livello mondiale degli strumenti di protezione sanitaria, il direttore generale dell’ Azienda sanitaria altoatesina ed i suoi più stretti collaboratori decisero di confermare l’ acquisto e l’ utilizzo delle mascherine acquistate in Cina inviando però subito precise comunicazioni ai responsabili dei vari comprensori sanitari altoatesini sulla necessità di alcuni accorgimenti per una corretta applicazione in viso. Risolto il caso in questa maniera Florian Zerzer avrebbe semplicemente deciso di archiviare la mail (con allegate le due perizie) che gli era stata inviata a titolo personale da Christoph Engl, amministratore delegato della Oberalp. Per questo motivo, è emerso ieri sera dopo una giornata convulsa di segnalazioni e sospetti, la comunicazione non venne protocollata nè archiviata dall’ Azienda sanitaria. I carabinieri, che ieri hanno acquisito parte della documentazione, hanno però ottenuto copia delle due perizie che saranno consegnate al sostituto procuratore Igor Secco, a cui come detto è affidata l’ inchiesta sulla base degli esposti nazionali. Ieri in serata il governatore Arno Kompatscher ha sottolineato che l’ inchiesta della Procura dovrà accertare ogni aspetto della vicenda ma di aver avuto ampie assicurazioni dall’ assessore competente Thomas Widmann che in Alto Adige «sono sempre stati non solo rispettati ma anche superati, gli standard prescritti dall’ Istituto superiore di sanità». Sulla vicenda non farà chiarezza solo la Procura ma anche probabilmente una commissione d’ inchiesta del consiglio provinciale, chiesta dalle opposizioni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox