17 Agosto 2001

Inchiesta sul farmaco killer

Inchiesta sul farmaco killer


In procura i manager Bayer


In Italia trenta pazienti hanno accusato danni collaterali.


Il primo caso risale a tre anni fa Guariniello vuole accertare se è stata tempestiva la comunicazione dei pericoli per i malati.


L?associazione consumatori: «Se emergeranno responsabilità, ci costituiremo parte civile»

TORINO – Il puntiglio di Guariniello, il procuratore aggiunto torinese in prima linea nella tutela della salute, ha già prodotto un primo risultato: non sono 17, ma una trentina gli italiani ad aver accusato danni collaterali dall?assunzione del Lipobay, il farmaco anticolesterolo della Bayer ritirato dal commercio lo scorso 8 agosto per aver provocato 52 morti in vari paesi.


Da noi, nella lista dei casi segnalati al ministero della Salute attraverso l?organismo di vigilanza sui farmaci (Guariniello ha ricevuto ieri il documento da Roma) non vi sono solo persone che hanno risentito di problemi muscolari. «I danni sono da accertare meglio», si è limitato a rispondere diplomaticamente il magistrato. E? un fatto, però, che in quella lista vi sono persone che si curavano con il Lipobay e che oggi hanno anche problemi renali. L?altro elemento preoccupante è l?anno in cui fu segnalato il primo caso in Italia: il 1998.


L?inchiesta di Guariniello ha per il momento una finalità «conoscitiva». In altre parole, il magistrato vuole appurare se siano stati tempestivi la comunicazione della Bayer sui rischi dovuti all?assunzione del farmaco a base di cerivastatina e il suo ritiro dal commercio. Per saperne di più, ha convocato come «persone informate sui fatti» i massimi dirigenti della Bayer in Italia. Ovviamente i vertici italiani del colosso farmaceutico tedesco dovranno fornire al magistrato informazioni anche sui prodotti gemelli del Lipobay – Stativa e Cervasta – che la Bayer produce e commercializzava nel nostro paese attraverso Chiesi e Fournier Pharma spa e anch?essi ritirati dai banconi delle farmacie.


Guariniello sa che il primo caso in Italia di danni conclamati alla salute di un paziente risale a tre anni fa. Sa anche che non è stato mortale e che per questo motivo l?allerta non è stato rapido.
Dall?esame combinato dell?entità dei danni provocati dai prodotti posti all?indice e delle informazioni che sta raccogliendo, il procuratore aggiunto capirà se andare avanti oppure no con le indagini. Nel primo caso non potrà che scattare l?ipotesi di un reato serio e allora il Codacons (lo ha annunciato ieri) si costituirà parte civile. Una prospettiva che per il momento non c?è, anche se fra i collaboratori del magistrato c?è chi fa rilevare una certa inerzia nella catena della farmacovigilanza.


«Ci mancano ancora tessere importanti, come risalire ufficialmente ai casi di morte causati dal Lipobay: da giornali e tv sappiamo che il primo si sarebbe verificato in Germania tre anni fa. Perché non si è fatta informazione tempestiva, sempre che si sia subito scoperta la causa?». La cerivastatina era stata introdotta nella preparazione del Lipobay e commercializzata a partire dal mercato tedesco nel ?97. L?ufficio di Guariniello ha ricevuto in tempo reale, ieri, i dispacci di agenzia sulle violente accuse del ministero della Sanità tedesco alla Bayer per i ritardi dell?industria farmaceutica nel comunicare i danni collaterali provocati dalla molecola. Sempre da ieri è noto che l?Emea, l?analoga agenzia europea, aveva invitato il 26 giugno scorso («Perché solo allora?») la Bayer a inserire con evidenza nel foglietto illustrativo del Lipobay le controindicazioni.


A Londra una portavoce dell?Emea ha dichiarato che la Bayer «si era prontamente adeguata alla richiesta». Comunque, all?ufficio di Guariniello non tornano ancora i conti: «Dobbiamo prima sapere con certezza quando si sia avuta notizia dei primi seri danni alla salute provocati dalla molecola e quali enti istituzionali eventualmente ne siano stati informati tempestivamente. Ovviamente in Italia, per quanto ci compete». Domande per i dirigenti della Bayer Italia, ma non solo.

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