10 Gennaio 2010

Inchiesta Cipaf, s’ indaga non solo per frode ma anche per concussione e reati ambientali

I carabinieri del Nucleo investigativo di Udine hanno praticamente chiuso le indagini che interessano da un paio di mesi il Cipaf (Consorzio per lo sviluppo economico dell’ Alto Friuli) e in particolare la realizzazione del nuovo impianto di depurazione da tre milioni di euro. E tra le ipotesi di reato non ci sono solo la frode in pubbliche forniture, ma anche alcuni reati ambientali e contro la pubblica amministrazione, su tutti la concussione. Non si escludono sviluppi. Già nelle prossime ore quando gli inquirenti, coordinati dal tenente Fabio Pasquariello saliranno a Tolmezzo per fare il punto della situazione con il Procuratore Giancarlo Buonocore. Toccherà al magistrato tirare poi le fila della lunga sequenza di verifiche, interrogatori, perizie e prendere eventuali provvedimenti. I carabinieri, tuttavia, pare siano riusciti a far luce su molti lati oscuri riguardo all’ iter di realizzazione del nuovo depuratore consortile da 3,2 milioni di euro sul punto di essere completato a Buja. Proprio il nuovo impianto è al centro dell’ inchiesta, dopo che il Codacons, in autunno, aveva presentato un esposto in cui si denunciava l’ inutilità del nuovo depuratore costato 3,2 milioni di euro di soldi pubblici e peraltro incapace di assolvere alla funzione di depurare le acque reflue delle 39 aziende di quello che è il cuore produttivo del Friuli. L’ esposto partiva dalle asserzioni dell’ ex gestore del vecchio depuratore (ancora in funzione), Leandro Taboga, che aveva ribadito l’ inutilità del maxi appalto (progettato dallo studio Inarco di Udine) ricordando come, per rispondere alle prescrizioni della Provincia di Udine (competente in materia), sarebbe stato sufficiente adeguare con poche centinaia di migliaia di euro il vecchio impianto. Come aveva peraltro già consigliato agli stessi imprenditori un esperto in materia, il professor universitario Franco Cecchi. Dall’ esposto sono partite le verifiche dei carabinieri che in questi mesi, oltre a Taboga, hanno sentito i vertici del Cipaf, il presidente Vergilio Burello, il suo vice Adriano Piuzzi (pure assessore provinciale Pdl), i tecnici del servizio ambiente di Palazzo Belgrado, l’ ex assessore Loreto Mestroni e anche i responsabili delle aziende più rappresentative del Cipaf, Andrea Pittini e Giovanni Fantoni. Parallelamente è partita una perizia affidata a una ditta specializzata di Pisa che avrebbe appurato, non solo come il vecchio impianto non funzioni a dovere, ma che nemmeno quello nuovo, per gravi carenze progettuali, sarà in grado di farlo. Il nocciolo della questione sarebbero infatti le acque di raffreddamento (pulite, è bene precisarlo) dei maxi impianti delle Ferriere Nord e della Fantoni, che entrerebbero, contro la legge, nel depuratore esistente (e sarebbero destinate ad entrare anche nel nuovo) finendo per "alterare" i dati relativi alle acque uscite dal processo di depurazione. Ecco, dunque, configurarsi un possibile reato ambientale. Ma non sarebbe finita qui, anzi. Gli inquirenti avrebbero infatti appurato come l’ ex responsabile dell’ area ambientale della Provincia, con una serie di pressioni dal mondo della politica, sarebbe stato invitato ad "addomesticare" la relazione tecnica sui progetti di depurazione del Cipaf, così da favorire la realizzazione di un depuratore ex novo legittimandolo pure a ricevere le acque di raffreddamento. Lo stesso ex dirigente avrebbe detto agli inquirenti d’ aver poi chiesto il trasferimento per evitare di trovarsi di nuovo davanti a una tale situazione. Di qui l’ ipotesi di concussione. Un puzzle complesso, che domani finirà sulla scrivania del procuratore Buonocore. Spetterà a lui trarre le conclusioni. Visti i reati su cui s’ indaga, nuovi sviluppi "pesanti" dell’ indagine non sono affatto esclusi.

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