12 Gennaio 2010

Inchiesta Cipaf chiusa, parola alla Procura Il Consorzio: siamo pronti a chiarire tutto

BUJA. L’ informativa dei carabinieri del Comando provinciale di Udine è da ieri sul tavolo del procuratore di Tolmezzo, Giancarlo Buonocore. All’ interno la dettagiata relazione sull’ indagine che interessa il Cipaf, il consorzio per lo sviluppo economico dell’ Alto Friuli, e che ipotizza reati ambientali, la frode in pubbliche forniture e pure la concussione. Ora, entro la settimana, l’ inchiesta avrà una svolta decisiva. La Procura infatti valuterà attentamente ogni passaggio dell’ indagine dei carabinieri, partita, lo ricordiamo, da un esposto del Codacons e che ha come pilastro le "rivelazioni" dell’ ex gestore del depuratore consortile, Leandro Taboga. Le accuse ipotizzate dai carabinieri come detto sono tre. La prima è la frode in pubbliche forniture: per gli inquirenti il nuovo depuratore che sta per essere ultimato dal Cipaf con la spesa di 3,2 milioni di euro di soldi pubblici è inutile e, tra l’ altro, strutturalmente non è in grado di rispondere alle esigenze di depurazione delle acque reflue della più grande zona industriale del Friuli. A conferma della tesi dei carabinieri ci sarebbero anche le analisi fatte dalla ditta toscana incaricata dalla Procura prima di Natale. Un’ ipotesi di reato questa contrastata fermamente dai vertici del Cipaf, che hanno subito evidenziato come sia stata invece la Provincia, con una serie di prescrizioni nel 2004, a obbligare il consorzio a realizare un nuovo depuratore. Quanto ai reati ambientali, questi, sempre secondo i carabinieri, sarebbero emersi nella verifica dei valori delle acque depurate dal depuratore esistente, "corretti" dall’ emissione, contro la legge, anche delle acque di raffreddamento degli impianti di Fantoni e Ferriere Nord. E la concussione? Reato più complicato da dimostrare e sulla quale i carabinieri si sarebbero concentrati dopo aver sentito un ex direttore dell’ area ambiente della Provibncia, che avrebbe confermato di aver subito pressioni politiche per "indirizzare" una relazione tecnica nella direzione sperata, e cioè quelle di procedere all’ appalto milionario. Tre ipotesi di reato sulle quali gli inquirenti stanno lavorando "a fari spenti" nei confronti delle persone coinvolte nell’ indagine, che non hanno cioè ricevuto alcuna informazione di garanzia. I vertici del Cipaf, tuttavia, attraverso l’ avvocato Luca Ponti, hanno ribadito la volontà di chiarire al più presto davanti al procuratore Buonocore ogni situazione. Tra l’ altro, presidente e vicepresidente del Cipaf, Vergilio Burello e Adriano Piuzzi ricordano di non essere stati sentiti in alcun modo dagli investigatori o di aver appreso dell’ esistenza di un’ indagine che li riguarda. ( a.s. )

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