21 Ottobre 2010

INCENTIVI: ROMANI FIRMA DECRETO, IN ARRIVO 110 MLN

IL GOVERNO "AMMETTE" IL FALLIMENTO, MA FA FINTA DI NIENTE E NON RIMEDIA CODACONS: CHIEDE 3 MILIARDI DI INCENTIVI E NUOVI CRITERI

Il nuovo Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani ha firmato un decreto che consente di recuperare i 110 milioni non spesi con il decreto incentivi di Scajola, inserendoli in un fondo unico a favore di tutti i dieci settori già interessati dalla misura.
Per il Codacons è l’ammissione implicita del fallimento totale del provvedimento. Inutile, quindi, far finta di niente e dichiarare, come ha fatto oggi Romani, che la misura che doveva essere a sostegno dei consumi "si é dimostrata un successo". Il Codacons ha deciso per questo di assegnare il premio Pinocchio d’Oro a Romani.
La realtà è che aveva ragione fin dall’inizio il Codacons, quando denunciava che i criteri erano troppo restrittivi, fatti più per non dare gli incentivi che per darli. Inevitabile, quindi, che alcuni contributi non sarebbero stati nemmeno chiesti. Una somma peraltro ridicola, visto che, invece di 300 milioni, per rilanciare i consumi sarebbero stati necessari 3 miliardi.
"E’ una presa in giro dei consumatori lasciare invariati sia i soldi che i criteri di assegnazione, perseverando così nell’errore. In pratica oggi Romani non rimedia agli errori del suo predecessore. Il minestrone è sempre lo stesso, viene solo riscaldato!" ha dichiarato il presidente del Codacons, Marco Donzelli.
Se il Governo vuole davvero rilanciare i consumi, ecco come devono essere gli incentivi per l’associazione di consumatori:
•    da 300 milioni a 3 miliardi. 
•    indipendenti dalla classe energetica o almeno non riservati esclusivamente alla sola classe energetica più efficiente
•    pari al 30% del prezzo
•    senza tetti
•    per un numero maggiore di prodotti. Perché ora si incentiva l’acquisto delle lavastoviglie ma non delle lavatrici, frigoriferi, condizionatori, televisori, decoder, computer, videoregistratori ? Inoltre accoglimento della proposta Marcegaglia di incentivare anche il settore del mobile e dell’arredo.
•    criteri più semplici, che non facciano ad esempio impazzire i negozianti per sapere se i fondi ci sono ancora.

 

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