11 Settembre 2020

Incendio deposito rifiuti Esposto di Codacons Oggi i risultati di Arpa

Giovanni Scarpa / pavia Incendio, al deposito rifiuti di Asm a Montebellino, scatta un esposto alla procura della Repubblica. A presentarlo, ieri, è stata Codacons, l’ associazione dei consumatori. Oggi intanto, Arpa consegnerà ai giudici titolari dell’ inchiesta i risultati del monitoraggio effettuato nei giorni scorsi, e relativo alle eventuali sostanze rilevate nell’ aria nelle ore immediatamente successive al rogo. Codacons _ ricorda nel documento depositato in procura il coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori _ è riconosciuta dal ministero dell’ Ambiente quale associazione di tutela ambientale. Da qui la decisione di chiedere, come associazione, ulteriori indagini sull’ incendio che hanno interessato un’ area di circa 1.100 metri quadrati e che hanno distrutto una quantità non precisata di cartone e di rifiuti di plastica.«E’ il secondo incendio in pochi mesi e non può essere esclusa la matrice dolosa _ precisa l’ associazione _. Occorre accertare eventuali ipotesi di reato e per questa ragione abbiamo depositato un esposto presso la procura della Repubblica di Pavia. Il danno all’ ambiente, infatti, avrebbe potuto essere ben più grave e il rogo avrebbe potuto mettere a rischio l’ incolumità delle persone». Nella segnalazione alla magistratura, in particolare, Codacons chiede all’ autorità giudiziaria «di effettuare indagini idonee ad accertare eventuali responsabilità per i fatti esposti per tutti i reati che si dovessero ravvisare nella loro esposizione, perseguendo tutti i responsabili, siano essi amministratori pubblici o meri privati».Quello verificatosi qualche giorno fa è il secondo incendio che interessa la struttura, a tre mesi di distanza da un altro rogo che, il 1° giugno, aveva riguardato l’ area di stoccaggio degli ingombranti. Per quell’ incendio non furono trovate responsabilità e nemmeno cause: l’ inchiesta della procura fu archiviata e si escluse anche il dolo.Il rogo di della settimana scorsa, però, getta una luce diversa anche sul primo episodio. Per quanto riguarda le cause, dopo gli accertamenti della polizia locale e dei vigili del fuoco restano aperte due ipotesi: un processo di autocombustione e il dolo. Gli investigatori, durante il sopralluogo, non hanno però trovato tracce di inneschi oppure di pezzi di taniche eventualmente utilizzate per gettare del liquido infiammabile tra i rifiuti. C’ è poi il capitolo ambientale, oltre che penale, ancora aperto. Dopo l’ incendio alla discarica, Arpa ha posizionato dei rilevatori di fumi nocivi per valutare l’ eventuale inquinamento dell’ aria: si sono cercate, in particolare, diossine e furani, che sono le sostanze che si sprigionano dalla combustione della plastica. Oltre ai cumuli di rifiuti indifferenziati (è andato a fuoco un quarto di quelli che vengono stoccati all’ interno dell’ impianto) e a una parte di carta, l’ incendio ha interessato, infatti, anche parte della plastica depositata sotto il capannone da cui sono partite le fiamme.Da qui la necessità di capire se nell’ aria si sono sprigionate sostanze tossiche durante l’ incendio. I rilevatori erano stati posizionati alla località Divisa di Marcignago: si è tenuto conto della direzione del vento e del centro abitato più vicino potenzialmente toccato dal fumo. I risultati del monitoraggio saranno consegnati oggi alla procura. —

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