18 Agosto 2005

Inarrestabile escalation

La benzina raggiunge quota 1,3

Inarrestabile escalation

I petrolieri: possiamo fare poco

Il petrolio ripiega dai massimi dopo una giornata vissuta in altalena. Ma sul mercato italiano l`emergenza carburanti resta alta con la verde che, dopo aver raggiunto il prezzo record di 1,292 nei distributori stradali, viaggia ormai a quota 1,3 euro in autostrada e sulle tangenziali. E mentre le associazioni dei consumatori calcolano che i rincari costeranno 270 euro in più a famiglia i petrolieri parlano di “allarme“, sottolineando però di non avere spazi di manovra. Il presidente dell`Unione Petrolifera Pasquale De Vita lascia intendere che l`unica strada percorribile, per contenere l`impatto delle impennate dell`oro nero sui prezzi al consumo, resta quella fiscale. E sulla stessa linea, per una volta, i consumatori che tornano a chiedere un taglio delle accise. Le compagnie, spiega de Vita, “possono fare poco“: “gli spazi di intervento sono limitati di fronte a questo incalzare delle quotazioni internazionali. Sono saltati gli schemi ed è andato tutto fuori scala“, prosegue De Vita. I motivi di questa escalation – ammette – “non si capiscono“. La situazione sui mercati internazionali è fuori “controllo“. Anche se c`è tensione sui mercati per una situazione strutturale che appare più complicata del passato con un`offerta che si teme non riesca a soddisfare la crescente domanda dei paesi economicamente emergenti, i numeri che si vedono in questi giorni “non sono giustificabili“: “la disponibilità di prodotto infatti c`è“. C`è sicuramente “speculazione“ sui mercati internazionali che trova spazio nella “grande incertezza“ che domina gli operatori. Operatori che non sono più solo le “major“ petrolifere degli anni passati ma soggetti finanziari come fondi e broker. Tornando al mercato interno, il presidente dei petrolieri torna così a sottolineare l`azione di contenimento dei rincari da parte delle compagnie: “gli aumenti registrati dalla materia prima sono stati attenuati e trasferiti con grande ritardo ed in maniera inferiore sui prezzi interni“. Ma intanto sulle autostrade e sulle tangenziali proprio in un momento clou dell`estate, con milioni di automobilisti in viaggio tra esodi e contro-esodi, il prezzo della verde ha sfondato una nuova soglia: gli 1,3 euro al litro, in virtù dei differenziali di prezzo previsti in questo tipo di impianti che arrivano a 0,008 euro rispetto al record di 1,292 euro al litro segnato sulle strade. Ma non si tratta di una caso isolato. Maggiorazioni sono previste infatti anche in altre tipologie di distributori, a cominciare da quelli notturni assistiti dal gestore dove l`incremento può arrivare a 0,015 euro al litro. Nonchè in molte zone, tra cui alcune province italiane, cosiddette “disagiate“ per i rifornimenti. A guidare la classifica del caro-pieno italiano restano comunque regioni come la Campania ed il Molise che, tempo addietro, hanno deciso di incrementare l`accisa per i mancati trasferimenti di fondi dall`amministrazione centrale, incrementando i prezzi finali del carburante fino a 0,030 euro al litro. Un allarme, quello del caro-pieno, che fa tornare sul piede di guerra i consumatori, anche alla luce della più ampia emergenza prezzi dopo le stime del Rie che parlano di una stangata in arrivo sul fronte delle bollette della luce e del gas. Le associazioni dell`Intesa – Adusbef, Federconsumatori, Adoc e Codacons – confermano così l`annunciato nuovo sciopero della spesa per il 14 settembre prossimo. E stimano che l`impatto delle nuove impennate dei prezzi del petrolio si tradurrà di un aggravio annuo, per ogni famiglia, intorno ai 270 euro. “Il governo – spiega Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori – ha aumentato l`accisa per tre volte di quattro centesimi dal 2002 al 2005. Ribadiamo che le accise si possono bloccare“, aggiunge. Sul fronte dell`oro nero, intanto, ieri le quotazioni sono andate in altalena: dopo un`apertura in ribasso, i futures sono tornati a schizzare dopo i dati sulle scorte americane, peggiori delle attese, per poi tornare a perdere terreno con il Brent, il greggio di riferimento europeo, che si è riportato sotto quota 64 dollari al barile ed il greggio americano sotto i 64 dollari al barile dopo il record di 67,10 dollari di qualche giorno fa.

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