2 Gennaio 2010

In vigore la “class action” delle beffe. Due banche nel mirino

ROMA La class action, dopo 4 anni di rinvii in Parlamento, da ieri è in vigore; ma è stata approvata in una formula molto indebolita rispetto alle ricette più efficaci: le imprese rischiano sanzioni basse, troppo basse per essere incentivate a rispettare i consumatori. Ma il difetto più vistoso è la mancata retroattività, principio della norma che lascia fuori i risparmiatori che hanno subito danni dal fallimento della Parmalat o dal caso Cirio (si possono impugnare gli illeciti commessi dopo il 16 agosto 2009). In ogni caso, le associazioni hanno avviato – anche simbolicamente, visto che ieri era Capodanno – la loro prima causa collettiva. Nel mirino del Codacons, sono finite due banche, i gruppi Unicredit e Banca Intesa. L’ associazione guidata dall’ avvocato Carlo Rienzi, ha notificato due citazioni in Tribunale, contro i due istituti di credito. «L’ azione – spiega il Codacons – poggia sulle rilevazioni dell’ Antitrust secondo le quali le banche avrebbero compensato l’ eliminazione della “commissione di massimo scoperto” introducendo nuove e più costose commissioni a carico degli utenti, anche 15 volte più care rispetto al massimo scoperto». Per l’ associazione si tratta di un «comportamento illegittimo che produce un danno economico ingente ai consumatori, come dimostrato anche dall’ Autorità della concorrenza e del mercato. Di qui la class action notificata al Tribunale di Torino (per Intesa SanPaolo) e a quello di Roma (per Unicredit) contro le due maggiori banche italiane». «Se i giudici dovessero accogliere le istanze del Codacons – concludono i consumatori – migliaia di correntisti dei due istituti potranno aderire alla class action chiedendo di essere risarciti per le maggiori spese sostenute e senza rivolgersi al giudice. La somma richiesta in giudizio dai correntisti si calcola che sarà pari a 1 miliardo di euro per ciascuna banca». Dall’ altro canto, associazioni come Adusbef e Federconsumatori ci vanno più cauti, affermando di voler approfondire la conoscenza della nuova legge prima di agire, «al fine di non fare il gioco delle parti di cui si vogliono contrastare scorretti comportamenti – spiegano i presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti – Anche per questo, considereremmo positiva la costituzione di un vasto fronte associativo per una battaglia da cui uscire vittoriosi», concludono, pungendo il Codacons. Il ministero dello Sviluppo, ieri ha spiegato in cosa consiste la class action: può essere promossa da chi abbia subito le conseguenze di pratiche commerciali scorrette; da chi abbia acquistato un prodotto difettoso o pericoloso; o ancora da persone che versino in una stessa situazione di pregiudizio nei confronti di un’ impresa, a causa di inadempimenti contrattuali. Mediante ricorso al tribunale uno dei soggetti propone l’ azione assistito da un avvocato, eventualmente dando mandato a un’ associazione di consumatori. Tutti gli altri cointeressati possono aderire senza doversi rivolgere all’ avvocato.

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