29 Marzo 2011

In via Tacito scioperi e clienti inferociti Ma a gennaio è giunto il primo rimborso

E’ uno dei luoghi caldi della vicenda Aiazzone, Modena.
Qui i problemi hanno riguardato sia i clienti sia i dipendenti, e non sono mancati i momenti di tensione.
In città, vicino al GrandEmilia, c’è un punto vendita che porta le insegne dello storico marchio, reso famoso dallo slogan Provare per credere: lo pronunciava, in una pubblicità targata anni ‘80, Guido Angeli, oggi purtroppo scomparso.
In realtà, il negozio di via Tacito era, sino a poco tempo fa, targato Emmelunga, altra storica azienda di arredamento, accreditata di un giro d’affari da 120 milioni l’anno.
Ma nel 2009 Emmelunga è stata comprata, almeno stando a una ricostruzione del Corriere della Sera, dalla B&S, la holding di Gian Mauro Borsano e Renato Semeraro.
Quest’ultimo era, a quanto pare, il depositario del marchio Aiazzone, che dunque ha sostituito Emmelunga nella denominazione del negozio geminiano.
In mezzo ai complessi giochi societari, i dipendenti hanno iniziato ad alzare la voce a luglio 2010, con una conferenza stampa a palazzo comunale «sponsorizzata» dalla Lega nord.
«Gli stipendi sono in grave ritardo, eppure Aiazzone fa pubblicità durante le partite della Nazionale ai mondiali», dissero i lavoratori, che in tutto erano all’epoca undici.
«Anzi, la società ha persino pubblicato annunci di ricerca del personale».
E intanto chi già era in organico faceva fatica a pagare le rate del mutuo.
Il 22 gennaio 2011, i sindacati hanno invitato con successo chi ancora lavorava da Aiazzone allo sciopero, poi prorogato diverse volte.
Il motivo? Gli stipendi che latitavano, è chiaro.
Ma anche i rischi per la propria incolumità che gli addetti avrebbero dovuto affrontare.
Più di una volta, infatti, sarebbero arrivati in via Tacito clienti inferoci per aver pagato, almeno a titolo di acconto, mobili mai ricevuti materialmente.
A metà dicembre, erano almeno 100 le persone che si erano rivolte al Codacons di Modena.
Anche in questo caso, c’erano di mezzo delle rate: quelle versate a una finanziaria che sosteneva gli acquisti effettuati da Aiazzone; e che, legittimamente, non intendeva rinunciare alle proprie spettanze.
Per chi si rifiutava di saldare le rate adducendo come motivo le mancate consegne, il rischio era di finire nelle liste dei «cattivi pagatori».
A inizio gennaio, per la prima volta, un signore modenese ha ottenuto dalla finanziaria l’annullamento del contratto e la restituzione delle somme già versate.

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