«In queste celle il suicidio è fisiologico»
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fonte:
- Il Messaggero
Il medico del carcere: «Una struttura difficile, con ospiti senza speranza di riscatto»
SULMONA – Tutti gli occhi sono ormai puntati sul carcere. Il plumbeo penitenziario di via Lamaccio, che negli ultimi due anni ha inghiottito la vita di quattro detenuti e una direttrice: la ferrea Armida Miserere che a Pasqua del 2003 ha aperto la triste sequenza di morti violente con un colpo di pistola nell?alloggio di servizio. Il corpo di Guido Cercola è ancora all?obitorio, in attesa che un?ex moglie polacca e una giovane figlia autorizzino l?autopsia. Per ora non ci sono dubbi: il boss, condannato all?ergastolo per la strage al treno 904, si è suicidato. Come il sindaco di Roccaraso Camillo Valentini, l?estate scorsa, come altri detenuti mafiosi prima di lui. Nessun mistero. Il pm Aura Scarsella ha aperto un fascicolo, pura formalità, inevitabile quanto inutile. Dice: «Certo se non si trattasse di suicidio sarebbe storia seria. Ma al momento non ci sono dubbi: Cercola era solo in cella, ha mangiato, poi ha avuto un momento di sconforto e ha deciso di farla finita. Non sarebbe mai uscito dal carcere e lo sapeva».
Una storia semplice. Non ci sono altre ecchimosi oltre a quelle lasciate dai lacci delle scarpe che Cercola ha stretto attorno al collo. Se non fosse un uomo dai mille misteri, la sua morte sarebbe passata sotto silenzio: invece quella prima strage di mafia, 16 morti alla vigilia di Natale del 1984, è ancora un enigma. Prima di mettere la parola fine, occorre aspettare i risultati dell?autopsia e magari leggere dietro le righe del messaggio per capire se si tratta davvero dell?addio di un suicida.
«La sua morte ha colto di sorpresa tutti i detenuti del braccio», spiega il responsabile sanitario del carcere Fabio Federico. Poi: «Cercola era uno ?stabilizzato?, come diciamo noi: la sua vita ruotava attorno ad abitudini fisse, giocava a calcetto tre volte a settimana, ci teneva moltissimo. Trascorreva molto tempo da solo, è vero, ma gli ergastolani hanno diritto alla singola quando è possibile. Con noi non si è mai lamentato». Eppure il suo avvocato afferma che quattro mesi fa aveva già tentato il suicidio di tagliarsi le vene. «Sinceramente a noi non risulta, non era neppure il tipo di fare una cosa del genere: roba da extracomunitari, gesti dimostrativi di chi non pensa affatto a uccidersi. Nel suo incartamento c?è un accenno ad un tentativo di suicidio, ma risale a molti anni fa, prima che fosse trasferito a Sulmona».
Ma cosa c?è in questo carcere che non funziona? Risponde il medico: «La verità è che si tratta di una struttura difficile, con ospiti senza speranza di riscatto. Un certo numero di suicidi è fisiologico». Non tutti ne sono convinti: l?amministrazione penitenziaria ha deciso di aprire un?indagine. E c?è chi chiede di chiudere subito il carcere di Sulmona. Lo fa il Codacons, in una lettera inviata al ministro Castelli. «Il quarto suicidio in due anni- scrive il presidente Carlo Rienzi – fa nascere troppi sospetti e domande. In attesa che la magistratura accerti i fatti si proceda a una chiusura cautelativa».
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