19 Ottobre 2008

In quattromila rischiano la casa. Banche spietate nonostante la crisi

 Fenomeno in pesante aumento per le difficoltà economiche con cui devono fare i conti le famiglie

La crisi finanziaria lascia senza casa migliaia di famiglie toscane. Sono infatti oltre tremila i nuclei familiari che ogni anno nella nostra regione vengono sottoposti a procedimenti di esecuzione immobiliare, ossia al pignoramento e alla vendita all’asta dell’abitazione nella quale vivono. Una situazione drammatica che sta progressivamente aumentando e che a fine anno potrebbe riguardare 4mila casi intoscana,  tutta la regione. Il carovita e l’aumento delle rate dei mutui mettono in crisi molte famiglie che negli ultimi anni, spinte anche dall’elevato costo degli affitti, hanno acquistato la casa. Secondo il ministero della Giustizia, nel primo semestre del 2008 le procedure di esecuzione immobiliare sono aumentate in tutta Italia del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.  In Toscana, poi, questo dato allarmante sale ancora per attestarsi, secondo le stime effettuate dal Codacons, attorno al 25 per cento, con una progressione omogenea che coinvolge tutte e dieci le nostre province.  «Si tratta di un fenomeno che nella stragrande maggioranza dei casi – spiega Silvano Bartolini, consulente del Codacons – è messo in moto dalle banche nei confronti dei titolari inadempienti dei mutui. Ad essere in crisi sono soprattutto le famiglie cha hanno contratto un mutuo a tasso variabile tra il 2003 e il 2006 e che quindi hanno risentito della brusca impennata dell’Euribor che è praticamente raddoppiato, fino a superare quota 5% facendo sentire pesanti conseguenze sulle rate dei mutui». Una forte incidenza del fenomeno si verifica, in proporzione agli abitanti, in provincia di Prato, dove a fine anno le esecuzioni potrebbero superare quota trecento, così come a Siena, Pisa, Arezzo e Grosseto; più numerosi i casi a Pistoia e Lucca, mentre in provincia di Massa Carrara siamo sotto alle duecento esecuzioni l’anno. Complessivamente, in Toscana le famiglie su cui incombe la scure del pignoramento dell’immobile sono oltre 9mila. A contribuire al boom delle esecuzioni immobiliari è stata forse anche la modifica delle norme che accelerano e semplificano le procedure di pignoramento e vendita all’asta, ma la radice del problema sta tutta nelle difficoltà delle famiglie. «Ad essere entrato in crisi è il ceto medio – aggiunge Bartolini – i dipendenti, chi ha un reddito fisso che ha visto ridurre sensibilmente la propria disponibilità finanziaria». Vero è che con la portabilità del mutuo, introdotta con le «lenzuolate» dell’allora ministro Bersani, i risparmiatori hanno avuto la possibilità di attenuare l’aumento della rata, ma è altrettanto vero che sono numerosi i casi di banche che hanno cercato di ostacolare in ogni modo la surroga del mutuo. Minore impatto, anche perché determina un aumento notevole della durata del mutuo e un corrispondente aumento del costo finale del mutuo stesso, la proposta governativa di rinegoziazione che però ha trovato scarsa accoglienza tra i risparmiatori. «Ma il problema vero è che talvolta la famiglia si avvita in una situazione di difficoltà economica da cui non riesce più a uscire e che porta direttamente al pignoramento. Una volta saltate due o tre rate – aggiunge Bartolini – diventa praticamente impossibile recuperare la situazione, a meno di non avere un amico o un parente che ha la possibilità di intervenire in aiuto».  Per far fronte a un’emergenza che in questi mesi si è fatta via via più pesante, il Codacons ha aperto in molte città uno sportello «Sos mutuo» che è possibile contattare anche chiamando il numero 3474738901. Accanto al dramma delle esecuzioni, poi, c’è anche quello del «rilascio» degli immobili, ossia degli sfratti. In tutta la Toscana il fenomeno è aumentato anche se in maniera limitata (più 1,15% nell’arco del 2007). Ma è cambiata la qualità del fenomeno: in netta riduzione lo sfratto per finita locazione (meno 7,9%), a crescere fortemente (più 5,17%) sono quelli per morosità che ormai superano i 3.500 casi l’anno.
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox