14 Maggio 2009

In prigione per la carta d’identità scaduta

Per la disavventura di un perugino in Turchia il Codacons mobilita la Farnesina: «Responsabilità da chiarire»
Malaburocrazia: un caso su cinque interessa la pubblica amministrazione
 

 PERUGIA – Quando la burocrazia diventa un incubo. Ne sanno qualcosa due cittadini di Perugia e Terni alle prese con due diverse disavventure dalla matrice comune. Nel primo caso, un neo pensionato è stato costretto a trascorrere una sola notte in Turchia delle sette che avrebbe dovuto passare in una seconda luna di miele: e se l’è dovuta fare in un carcere di Istambul. A Terni, un uomo diversamente abile ha dovuto attendere settimane prima che il Comune gli rinnovasse il permesso ztl. Nonostante un handicap evidente e irreversibile (l’uomo ha una protesi in legno ad una gamba) gli uffici aspettavano comunque la certificazione che ne confermasse la disabilità. Il caso è stato segnalato e risolto da CittadinanzAttiva dell’Umbria che a Terni, Perugia ed in altre cinque città umbre, agisce con il procuratore dei cittadini. «Una sorta di nostro difensore civico – spiega il segretario regionale Anna Maria Cosso – che raccoglie le segnalazioni (ma a volte è lui stesso a scoprire disservizi) in materia di telefonia, igiene urbana o burocrazia, intervenendo con la forza di un’associazione». Nell’ambito di un progetto nazionale, Terni è stata scelta per avviare un’esperienza di valutazione civica ed in tale contesto, è finito sotto la lente il front office del Comune. «C’è stata un’osservazione diretta della struttura – aggiunge Cosso – e interviste con i responsabili con i quali abbiamo espresso il nostro parere ed i risultati sono in fase di valutazione e produrranno poi, insieme a quelli delle altre città, alle linee guida che il ministero per la Pubblica amministrazione adotterà per tale progetto. Come espresso durante il recente Forum, concordiamo con la necessità di lavorare per migliorare il settore, ma in tale percorso devono essere coinvolti i cittadini altrimenti il sistema diventa troppo autoreferenziale».  Tra i casi limite di disservizi e disagi causati da un inghippo burocratico, è stato raccolto dal Codacons Umbria, invece, quello del turista-pensionato perugino che, invece di conoscere l’albergo di Istambul, ha conosciuto il carcere. L’unica notte in Turchia, il signor Mario (chiameremo così il cittadino in questione) l’ha trascorsa in cella per colpa di un cavillo della burocrazia italiana e, forse, per lo zelo o la superficialità di qualche funzionario aeroportuale. All’origine della disavventura, c’è la carta d’identità elettronica che non ha superato la barriera dei controlli allo scalo turco. Rilasciata cinque anni fa dal comune di Perugia, il documento (che inizialmente era valido 5 anni) a gennaio era stato regolarmente rinnovato dal cittadino. Ma questo non è servito a salvare Mario dalla notte in una cella insieme ad altre 12 persone.  L’ufficio legale del Codacons Umbria ha quindi trasmesso una serie di informative e comunicazioni alla ricerca delle responsabilità. «Abbiamo informato il Comune di Perugia – spiega l’avvocato Federica Prodani -, la Farnesina ed il ministro degli Interni che ha emanato il decreto legge con il quale, nel 2008, ha stabilito che le carte d’identità devono durare dieci anni. Anche se in corso di validità, le cartacee, sono rinnovate tramite un timbro, mentre per quelle elettroniche viene rilasciato un foglio A4 dove si spiega che la validità del documento è stata prorogata altri 5 anni. Foglio che poi, come fatto a Perugia, è stato ridotto ad una tessera plastificata». Tutto questo, però, all’arrivo del signor Mario ad Istambul non è servito: all’aeroporto, infatti, è stato accettata solo la card contenente il microchip. «Dispositivo sul quale non viene registrata la proroga della carta d’identità (i circa 50 comuni italiani dove la sperimentazione è partita non sono stati messi in condizione di farlo, ndr) – aggiunge l’avvocato Prodani – che al controllo elettronico è risultata scaduta. Il nostro assistito ha anche contattato il consolato, ma neanche da lì sono riusciti a risolvere il problema». Mario è stato quindi arrestato e portato in cella dove è rimasto fino al mattino seguente quando è stato imbarcato nel primo volo per l’Italia e rispedito a Roma. Avrebbe dovuto fare una vacanza con la moglie ed altri amici per festeggiare i 35 anni di matrimonio, invece, in Turchia c’è rimasto poco più di 12 ore, tra il 30 aprile ed il primo maggio. «Abbiamo inviato una mail anche alla Turkish airlines – aggiunge il legale – per chiarire eventuali loro responsabilità: se sapevano del problema con tali documenti, non avrebbero dovuto farlo neanche imbarcare a Fiumicino». In attesa delle risposte, l’associazione ha cominciato a fare la conta dei danni subiti dallo sfortunato viaggiatore. «C’è un danno economico per la vacanza persa, le telefonate internazionali fatte e il viaggio di ritorno in aereo e treno; quantificheremo anche il danno morale per la notte in carcere e per non aver potuto festeggiare l’annniversario».

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