In Piemonte 1250 scuole stanno cadendo a pezzi
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«Ci vogliono 10 anni per mettere a posto le scuole a rischio» In Piemonte 1250 scuole stanno cadendo a pezzi TORINO – «Se dovessimo mettere mano a tutte le scuole che hanno bisogno di certificazione secondo le normative vigenti, con le risorse attuali, impiegheremmo dieci anni». Parola di Umberto D’Ottavio, assessore provinciale all’Istruzione e all’Edilizia Scolastica, che sottolinea così il cattivo stato delle 163 scuole superiori in provincia di Torino. Scuole per lo più vecchie, la cui certificazione risponde a norme di decenni fa, quando certamente non c’era l’attenzione alla sicurezza dei ragazzi che c’è oggi. «Di certi edifici sono morti i costruttori e pure coloro che ne hanno certificato l’idoneità – spiega D’Ottavio -. E oggi abbiamo sì le leggi, ma certamente non le risorse per intervenire ovunque». 1250 non sono in regola Intervenire ovunque significa fare i conti con centinaia di edifici scolastici bisognosi di manutenzione. Tanto per fare un esempio, solo la scorsa settimana la Provincia ha approvato il progetto per 26 interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di altrettanti istituti: facciate da restaurare, coperture da rifare, bonifica da amianto, impianti elettrici da ammodernare. Un elenco lunghissimo. E che la situazione in Piemonte non sia delle migliori, lo dimostra anche un rapporto del Codacons, secondo cui solo il 40 per cento degli edifici scolastici avrebbe il certificato di agibilità statica, ossia sarebbe stato sottoposto a verifiche sulla stabilità dell’edificio. E appena il 17 per cento avrebbe il certificato di prevenzione incendi. Differenti i dati forniti dalla Regione, che rovesciano il rapporto: ad avere il certificato di agibilità statica sarebbe il 60% degli edifici. Basandosi su questo calcolo si comunque può dedurre che dei 3.129 plessi scolastici del Piemonte, circa 1.250 non sono in regola. A Torino, nello specifico, la situazione non è delle migliori, dal momento che il capoluogo ha gli istituti più vecchi d’Italia: cinque sono state realizzate prima del 1900, 14 prima del 1940, 29 tra il 1940 e il 1974, 17 nel periodo fino al 1990, solo tre quelle tra il 1990 e il 2005. Per la manutenzione, in 11 anni il Comune di Torino ha speso 270 milioni di euro per 320 edifici che ospitano materne, elementari e medie inferiori. E la Provincia non è stata da meno, destinando 626 milioni di euro, dal 1997 al 2008, alla manutenzione ordinaria e straordinaria dei plessi di propria competenza. Quest’anno, ricorrendo anche ai fondi regionali, sono stati stanziati 21 milioni. I fondi sono bloccati Ma lo spauracchio si chiama "patto di stabilità", l’insieme di quelle regole ferree di spesa fissate dall’Unione Europea e dallo Stato. Ossia, per semplificare, gli enti locali devono per legge contenere di anno in anno costi e investimenti per evitare di sforare un tetto base. Accade così, spiega il presidente Antonio Saitta, che la Provincia per il triennio 2006-2008 avesse preventivato interventi per 105 milioni nell’edilizia scolastica: «Quei vincoli ci hanno imposto di limitare l’impegno di spesa a soli 45 milioni». E, ribadisce l’assessore al Bilancio Carlo Chiama, «per l’anno prossimo abbiamo già progetti per altri 30 milioni, ma non riusciremo a spenderli». La soluzione? «Che lo Stato ci conceda di fare investimenti a tasso zero, magari pagando lui gli interessi attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. E ci permetta di detrarli dal patto di stabilità». Certo, si può anche obiettare, il Patto di stabilità esiste per tutti gli enti locali, sta alla sensibilità politica decidere la priorità di spesa e di investimento. Amianto e crolli Nel rapporto "Ecosistema scuola" di Legambiente, inoltre, vengono elencate una serie di statistiche sullo stato degli istituti piemontesi: per il 26 per cento si tratta di casi certificati di amianto, mentre solo il 2 per cento è stato oggetto di bonifica negli ultimi due anni. Il 10 per cento poi è classificato come a rischio idrogelogico, mentre gli istituti di una trentina di comuni del pinerolese sono classificati a rischio sismico. d.p. 25/11/2008
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