31 Maggio 2002

In ospedale la sigaretta non è scomparsa

Blitz del Codacons al policlinico Gemelli di Roma

In ospedale la sigaretta non è scomparsa



ROMA ? Non sono bastati gli oltre 500 cartelloni anti-fumo che tappezzano corsie e reparti, le multe e la creazione di ?smoking corner?, veri e propri recinti dove confinare i più impenitenti. Al policlinico universitario «Gemelli» di Roma si continua a fumare in barba ai divieti ma soprattutto alla legge non scritta che inviterebbe al rispetto, almeno, dei malati. Alla vigilia della giornata mondiale contro il fumo, tre avvocati del Codacons si sono trasformati ieri mattina in paladini del divieto di accendersi una sigaretta in corsia e hanno dato vita ad un blitz in stile Nas in uno degli ospedali all`avanguardia per la lotta contro il fumo, che dal `99 ha impegnato oltre 200 milioni di vecchie lire per dissuadere, a forza di cartelli e opuscoli, medici, pazienti e famigliari dal vizio delle bionde. Ai tre «segugi» non è stato necessario un grande sforzo per scovare i primi impenitenti. Si sono avvicinati al bar del piano terra e sotto un grosso cartello «No al fumo in ospedale» era appostato un signore che candidamente aspirava la sua sigaretta. «Lei è a conoscenza che qui non si può fumare? Siamo costretti a chiamare le forze dell`ordine per farla multare» hanno affermato i militanti del Codacons. Da parte del colpevole non c`è stata risposta: ha spento sul pavimento la cicca e se ne è andato prima che la minaccia di una multa si concretizzasse in un verbale. Sono stati in tutto una ventina gli accaniti della sigaretta scoperti in flagranza di reato nei luoghi più impensabili. Come un giovane sulla trentina che stava fumando nel corridoio di accesso alla sala operatoria al quarto piano dell`ospedale. «Mio padre sta subendo un grave intervento» si è giustificato l`uomo lanciando velocemente la sigaretta fuori dalla finestra quasi vergognandosi del fatto di essere stato colto con le mani nel sacco. L`unica consolazione per i tre giustizieri del Codacons è stato scoprire che a raccogliere gli inviti dell`ospedale sono stati almeno medici e infermieri. «Va dato atto al “Gemelli“ – ha affermato il segretario regionale dell`associazione Italo Mannucci – di aver fatto dei cartelloni ad effetto, quasi cinematografici, ma inutili visto che non è indicato il responsabile del provvedimento, cioè chi è autorizzano a multare chi è colto in flagrante». Il Codacons ha, inoltre, fatto presente ad un medico della direzione sanitaria che, se da un lato molti posacenere sono stati chiusi con oblò di plexigas sui quali c`è il simbolo del divieto di fumo, altri sono rimasti in giro. «Abbiamo diffidato – ha detto Mannucci – la direzione sanitaria a eliminare tutti i portacenere. La nostra impressione è che il divieto c`è ma l`impressione è che manchino controlli seri che dissuadano con multe salata i più accaniti». A prendere atto delle critiche del Codacons è stato il coordinatore dei progetti per «l`ospedale senza fumo», Marco Marchetti, un igienista prestato dal `99 alla battaglia del policlinico contro i fumatori. «Molto è stato fatto – ha replicato Marchetti – e infatti le segnalazioni di persone che si lamentavano sono drasticamente diminuite. Va comunque detto che il «Gemelli» è una piccola cittadella dove ogni giorno passano circa 15 mila persone tra malati, famigliari, studenti e medici e non si può pretendere di dissuadere tutti».

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