In marcia contro Buenos Aires
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fonte:
- La Padania
Ripagherebbe i risparmiatori solamente di un quarto del loro investimento
I rappresentanti dell?Intesaconsumatori dicono no alla proposta del sottosegretario al ministero delle Finanze argentino Guillermo Nielsen in merito all?iniziativa del Governo di Buenos Aires tesa al rimborso dei bond e ieri sono scesi in piazza. Secondo quanto ha riferito l?Adusbef lo stesso sottosegretario argentino, ieri a Roma per il Road Show, avrebbe riconosciuto che il rimborso del 30% dei bond sarebbe insufficiente ma che sarebbe anche l?unica strada percorribile dal governo di Buenos Aires. A questo punto, ha ribadito Lannutti, «noi riteniamo che quanto offerto sia inaccettabile. Parlare di un rimborso pari al 30% in 27 anni ci sembra frutto di reminiscenze dittatoriali».
Per protestare contro la «vergognosa» offerta di rimborso proposta dal governo argentino per i bond in default, il Codacons propone di boicottare tutti i prodotti provenienti dal paese sudamericano, compresi ristoranti e scuole di ballo. L?Argentina «esporta in Italia numerosi prodotti di vario genere, acquistati dai consumatori spesso inconsapevolmente. – spiega l?associazione – L?invito ai consumatori è di non acquistarli dirottando le proprie scelte su beni analoghi ma di diversa provenienza. Così facendo sarà possibile lanciare un segnale forte al Governo argentino e far capire che i risparmiatori sono stanchi di vergognose offerte di rimborso».
A respingere l?iniziativa è anche Altroconsumo. Secondo l?associazione la proposta ?ripaga agli investitori solamente un quarto del loro investimento?, la ?più bassa? tra quelle avanzate da uno Stato sovrano negli ultimi 15 anni (la Bulgaria offrì il 50%, il Venezuela il 70%, senza contare i rimborsi al 100% offerti, ad esempio, dal Gabon).
Inoltre, ?la proposta non implica un pagamento immediato del debito, ma un pagamento dilazionato di qui al 2005?, il che implica il rischio che il debito venga rinegoziato in futuro. La soluzione offerta da Buenos Aires, inoltre, ?prevede che siano offerti agli obbligazionisti titoli a tasso fisso. In caso di rialzo dei tassi, questi titoli perderanno parte del loro valore di mercato?, per cui venderli prima della scadenza sarà assai difficile.
Secondo Altroconsumo, inoltre, ?la proposta del governo argentino non è legata alle attuali capacità di pagamento del Paese, ma tenta di far ricadere sui risparmiatori internazionali il costo del suo futuro sviluppo economico?. Però, nota l?associazione, il tasso di crescita previsto è intorno all?8%, il che comporterebbe una capacità di ripagare il proprio debito in misura superiore a quella offerta.
L?esiguità dell?offerta, inoltre, potrebbe rendere difficile all?Argentina attrarre capitali dall?estero: i mercati finanziari, continua Altroconsumo, hanno buona memoria e potrebbero punire il paese, lesinando i finanziamenti indispensabili a raggiungere la crescita annua prevista, all?8%. L?associazione raccomanda infine di non aderire alla proposta, perché ciò rafforzerebbe le posizioni di chi vuole spingere il governo argentino a formularne una migliore.
Intanto le associazioni dei consumatori chiedono che le banche rimborsino i risparmiatori per i bond argentini in default rivalendosi poi direttamente sul governo di Buenos Aires. L?intervento dovrebbe avvenire a seguito di un emendamento che le associazioni dei consumatori vorrebbero far inserire nel ddl risparmio per fare in modo che la questione Argentina venga affrontata insieme alla più complessa riforma del sistema del risparmio.
Infine il sottosegretario agli Esteri Giampaolo Bettamio, su indicazione del vice premier e ministro degli Esteri Gianfranco Fini, ha ricevuto ieri alla Farnesina l?ambasciatore argentino in Italia Victorio Taccetti. Al rappresentante diplomatico di Buenos Aires, Bettamio ha espresso la grave preoccupazione del governo italiano per le conseguenze negative delle vicende legate alla ristrutturazione dei titoli in default e per l?atteggiamento assunto in merito dalle autorità argentine, tenuto presente che oltre 400mila risparmiatori italiani detengono titoli del Paese latinoamericano per un ammontare nominale di oltre 14 miliardi di dollari Usa.
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