In Lombardia investitura per Formigoni. In Veneto ecco i nomi del dopo-Galan
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fonte:
- Il Piccolo
TRIESTE «Domani (oggi per chi legge, ndr) in piazza Duomo a Milano Silvio Berlusconi annuncerà la ricandidatura di Roberto Formigoni alla presidenza della Regione Lombardia». Lo dice Ignazio La Russa, ministro e coordinatore nazionale del Pdl, lo ripete Maurizio Lupi, fedelissimo del Cav e vicepresidente della Camera. Lo conferma lo stesso Formigoni: «Che toccasse di nuovo a me lo si sapeva già da tempo. La decisione è definitiva». Dunque, per la "regata" delle regionali 2010, dopo mesi di turbolenze interne, i segnavento del centrodestra sembrano tutti orientati. Indice d’una rinnovata coesione in nome della credibilità elettorale: si vota a fine marzo e la maggioranza di governo, squassata dalla tempesta nazionale, non può permettersi il lusso di sbagliare la virata che dovrebbe portarla, secondo i sondaggi, al traguardo del mantenimento della leadership in tutte le regioni già azzurro-verdi nonché a strapparne qualcuna (Piemonte? Lazio? Campania?) a un centrosinistra ancora senza rotta. Dicevamo, i segnavento. Tutto parte dagli appetiti leghisti, che pretendono o il boccone grosso (la Lombardia) oppure due bocconi solo un po’ più piccoli (Veneto e Piemonte). Da mesi Formigoni è in predicato di avere il via libera per tenersi la poltrona ai piani alti del Pirellone. La sua conferma, però, a un certo punto è sembrata vacillare. Voci insistenti su un suo pesante coinvolgimento in inchieste giudiziarie qualche settimana fa avevano fatto risalire le quotazioni dell’altro governatore berlusconiano protagonista della sfida: Giancarlo Galan. Il quale, professando apertamente la volontà di rimanere sulla tolda di comando del Veneto, aveva sperato che l’«amico Roberto» potesse togliersi di torno e riparare a Roma con un compito di governo. Poi l’avviso di garanzia a carico di Formigoni è arrivato, classica montagna che partorisce un topolino: l’ipotesi di reato è "getto di cose pericolose", l’inchiesta si riferisce a un esposto del Codacons sui livelli di smog registrati a Milano. Minuzie. Ma il rischio di altre "sorprese" in arrivo dalle procure rimane. Anche per questo Formigoni, scampato il primo pericolo, ha chiesto e ottenuto l’immediata investitura ufficiale, che arriverà oggi. Se poi i guai penali, quelli seri, dovessero davvero ghermirlo a inizio 2010, il governatore della Lombardia potrà sempre difendersi parlando di "giustizia a orologeria": non sarebbe né il primo né il solo a farlo. Con Formigoni sistemato, ecco chiudersi lo spiraglio romano a lui riservato e lasciato a lungo aperto da Palazzo Chigi: il redivivo ministero della Sanità. Le agenzie di queste ore battono la notizia che l’attuale viceministro Ferruccio Fazio (quello degli improvvidi annunci sull’influenza A) domani verrà promosso dal premier proprio ministro della Sanità. La cerimonia di giuramento è già programmata. Punto. Il resto dello scenario diventa fin troppo chiaro. La Lega avrà le due regioni del Nord che rivendica da oltre un anno. E se per il Piemonte tutti sembrano concordi nell’indicare in Roberto Cota, capogruppo padano a Montecitorio, il "timoniere" in grado di abbordare la nave finora pilotata da Mercedes Bresso, più caotica appare invece la successione del Doge Galan, in Veneto. Umberto Bossi è alle prese con almeno due potenziali candidati di sicuro consenso: Flavio Tosi, attuale sindaco di Verona, e Luca Zaia, attivissimo e apprezzato ministro dell’Agricoltura. Tanto bravi, i due giovanotti, da lasciare perplesso il Senatùr sull’opportunità di dar loro ulteriore visibilità. Così diventa di ora in ora più probabile che a venir designato a Palazzo Balbi, sede della giunta regionale veneta che si affaccia sul Canal Grande, possa essere un rappresentante leghista di seconda fascia. I nomi che si rincorrono sono quelli di Federico Bricolo, veronese, capo dei senatori padani, molto vicino e gradito agli ambienti cattolici veneti; di un’altra veronese, Francesca Martini, biondissima non ancora cinquantenne ex assessore regionale alla Sanità e attuale sottosegretario alla Salute; il ruspante Gian Paolo Gobbo, successore dello "sceriffo" Giancarlo Gentilini alla carica di sindaco di Treviso, già eurodeputato, segretario regionale della Lega Nord; l’emergente Franco Manzato, vicepresidente della giunta veneta. Tutte personalità che sarebbero grate in eterno a Bossi per il salto di qualità e che potrebbero venir dunque gestite senza patemi "indipendentisti" dal Grande Capo. Resta infine incerto il destino di Giancarlo Galan. A parole lui non molla, ribadisce di voler continuare a fare il governatore del "suo" Veneto, ma chi lo ha incontrato negli ultimi giorni riferisce di un lampo di rassegnazione che gli balena ormai negli occhi. «Quel che è certo – ha tuonato in pubblico non più di tre giorni fa – è che non farò il ministro. Non mi interessa». C’è da credergli. Gli avrebbero offerto, come via di fuga, anche una serie di presidenze di enti (come la Cassa depositi e prestiti) e società (l’Enel, per esempio) di chiaro prestigio, scarso affaticamento ed elevata remunerazione: contentini rifiutati uno dopo l’altro. Posto che sarebbe davvero sorprendente vederlo scendere in campo assieme all’Udc e contro il Pdl (e quindi contro l’amato Silvio, colui che l’ha creato), diventa sempre più probabile che alla fine Giancarlo Galan scelga di prendersi una pausa di riflessione, uscendo momentaneamente dalla scena. Un po’ come fece nel 2003 il suo collega friul-giuliano Renzo Tondo, quando Berlusconi e i colonnelli romani dello schieramento gli preferirono (e mal gliene incolse) la leghista Alessandra Guerra, destinata a infrangersi contro lo scoglio-Illy. Tondo, da buon montanaro, allora si rintanò nella sua Tolmezzo dedicandosi alla ristorazione e ai boschi della zona; per Galan potrebbe invece essere il momento di ricaricare le pile riscoprendo il mare: vela, pesca e la sua bella casa dell’istriana Rovigno.
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