18 Gennaio 2021

In Italia prezzi in calo, ma in regione aumentano Codacons: «Trentino Alto Adige in controtendenza

 

Nel 2020 il Trentino Alto Adige è stata la regione con l’inflazione più alta d’Italia. Lo afferma il Codacons, commentando i dati definitivi sui prezzi al dettaglio diffusi stamane dall’Istat.

«Mentre i listini sono calati mediamente del -0,2% in Italia, il Trentino Alto Adige fa registrare numeri in controtendenza, con i prezzi che salgono rispetto al 2019 del +0,7% – spiega in una nota il presidente Carlo Rienzi – Nessun’altra regione registra una crescita così sostenuta dei listini, con la Campania e l’Umbria che si fermano al +0,4%: i livelli di inflazione del Trentino Alto Adige hanno determinato nel 2020 una maggiore spesa su base annua mediamente pari a +251 euro per nucleo familiare residente, contro un risparmio medio di circa -60 euro su base nazionale».

«Ancora una volta il Trentino Alto Adige si conferma la regione italiana dove i prezzi crescono di più rispetto al resto del paese, una dinamica registrata nonostante l’emergenza Covid che, in altre aree d’Italia, ha avuto effetti pesanti sui prezzi al dettaglio, affossando i listini», conclude il presidente Rienzi.

A livello generale, dunque, Italia ancora in deflazione.

A dicembre 2020 si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, aumenti dello 0,2% su base mensile e diminuisca dello 0,2% su base annua (come nel mese precedente); la stima preliminare era -0,1%.

In media, nel 2020 i prezzi al consumo registrano una diminuzione pari a -0,2% (da +0,6% del 2019). Al netto degli energetici e degli alimentari freschi (l’«inflazione di fondo»), i prezzi crescono dello 0,5% (come nel 2019) e al netto dei soli energetici dello 0,7% (da +0,6% del 2019).

L’inflazione rimane negativa per l’ottavo mese consecutivo, a causa dei prezzi dei Beni energetici (-7,7%, da -8,6% del mese precedente) il cui calo meno marcato, insieme con quello dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da -1,6% a -0,7%), è però compensato dal rallentamento dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +3,2% a +1,6%).

L’«inflazione di fondo», al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera a +0,6% (da +0,4% di novembre) e quella al netto dei soli beni energetici rimane stabile a +0,6%.

L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto alla crescita dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+1,9%) e dei Servizi relativi ai trasporti (+1,8%), solo in parte compensata dalla diminuzione dei prezzi dei Beni alimentari non lavorati (-1,0%).
I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona dimezzano la loro crescita su base annua a +0,6% (da +1,2%), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto sono stabili a -0,3%.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su base mensile e diminuisce dello 0,3% su base annua (come a novembre), confermando la stima preliminare. La variazione media annua del 2020 è pari a -0,1% (era +0,6% nel 2019).
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% su base mensile e una diminuzione dello 0,2% rispetto a dicembre 2019. La variazione media annua del 2020 è pari a -0,3% (era +0,5% nel 2019).

«Nel 2020, la diminuzione dei prezzi al consumo in media d’anno (-0,2%) è la terza registrata a partire dal 1954, da quando cioè è disponibile la serie storica dell’indice NIC (-0,4% nel 1959, -0,1% nel 2016).

Analogamente a quanto accaduto nel 2016 e a differenza di quanto verificatosi nel 1959 (quando fu dovuta anche ad altre tipologie di prodotto), la variazione annua negativa dell’indice NIC è imputabile prevalentemente all’andamento dei prezzi dei beni energetici (-8,4% rispetto al 2019) al netto dei quali l’inflazione rimane positiva e in lieve accelerazione rispetto all’anno precedente».

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