In Italia la crescita degli stipendi registra una brusca frenata
-
fonte:
- Il Messaggero
Mentre le stangate autunnali falcidiano i bilanci delle famiglie, in Italia la crescita degli stipendi registra una brusca frenata. L`ennesima gelata arriva dall`Istat secondo il quale,anche se le retribuzioni nel Bel Paese sono in crescita, l`ultimo aumento di luglio, pari all`1,8%, è il più basso degli ultimi 4 anni. Per riscontrare un tasso di crescita più basso, bisogna risalire infatti a giugno 2003 quando l`incremento raggiunse l`1,7%. “Le retribuzioni contrattuali sono cresciute dello 0,1% rispetto a giugno – precisa l`Istituto di statistica – e appunto dell`1,8% rispetto a luglio 2006“. La frenata sui salari, sembra destinata a non rallegrare quanti, secondo Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori hanno visto la spesa delle famiglie aumentare in 12 mesi mediamente di 1.098 euro passando dai 28.722 euro dello scorso dicembre ai 29.830 euro di quest`anno. Così, una famiglia per vivere deve spendere ogni mese la bellezza di 2.483 euro, vedendo acqua, scuola e cibo che guidano la classifica dei rincari. Per non parlare delle “tante tasse e poco Welfare“ che, secondo la Cgia di Mestre, caratterizzano sempre più il Bel Paese in cima alla classifica dell`Europa con due record negativi: la pressione tributaria più alta e la spesa sociale più bassa. E in questo quadro non mancano le reazioni politiche. Dal ministro Mastella che invita il governo a rispettare gli impegni per gli emolumenti per le forze dell`ordine, a Palermi (Verdi-Rfc) che invita ascendere in piazza per il 20 ottobre, mentre per il segretario della Ugl, Nazzareno Mollicone “bisogna rivalutare gli stipendi e abbassare le tasse“. Anche se dalle analisi dell`Istat emerge che tra gennaio e maggio 2007 il numero di ore non lavorate per conflitti di lavoro è stato di 824.000 (il 63,4% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), in Italia risultano scaduti 36 contratti relativi a circa 8,9 milioni di lavoratori dipendenti pari al 74,3% del monte retributivo totale. L`Istat ricorda poi che alla fine di luglio sono invece in vigore 40 accordi che regolano il contratto normativo di 3,4 milioni di dipendenti. La quota di contratti nazionali in vigore, sottende situazioni però molto differenziate: la copertura infatti totale nell`agricoltura e nell`edilizia, mentre livelli di copertura più contenuta caratterizzano i settori dei trasporti, comunicazioni e attività connesse(52,9%) e industria in senso stretto(40,3%, in forte riduzione rispetto al mese scorso). Relativamente alla pubblica amministrazione e al commercio , pubblici esercizi e alberghi, nessuno dei contratti osservati dall`indagine è in vigore (copertura nulla). E non mancano anche le polemiche con l`Istat. “Prendiamo finalmente atto – sottoline Gianmaria Fara, presidente dell`Eurispes – che le nostre analisi sul rapporto-stipendi-inflazione, date con un anno di anticipo rispetto alle statistiche pubbliche, erano evidente fondate. Quello che non si riesce a capire, è perchè il sistema economico debba affrontare i problemi più importanti del Paese con uno o due anni di ritardo: Le diagnosi, debbono essere fatte in modo di curare la malattia in tempi rapidi“.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
