In Italia i poveri superano quota 8 milioni
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fonte:
- Il Gazzettino
ROMA – In Italia i poveri superano quota 8 milioni, il 13,8% dell’ intera popolazione. Si tratta di quasi 3 milioni di famiglie in difficoltà (l’ 11% del totale). Il rapporto annuale dell’ Istat sulle condizioni di vita nel 2010 rivela, così, come una larga fetta di italiani si trovi sotto la soglia della povertà relativa, e va avanti potendo contare su una spesa mensile inferiore ai 992,46 euro al mese. Ma non finisce qui: l’ Istat stima che tra gli 8 milioni d’ indigenti ci sono 3 milioni di persone (più di un milione di famiglie) definite «poveri tra i poveri», l’ ampia schiera di cittadini che vive di stenti, tecnicamente in povertà assoluta, senza le disponibilità per conseguire standard di vita «minimamente accettabili». Rispetto al 2009 l’ Istat sottolinea come in Italia «la povertà risulti sostanzialmente stabile», sia in termini relativi che assoluti. Anche se, guardando nel dettaglio i dati, si notano alcuni ritocchi all’ insù, con il numero di bisognosi che supera quota 8 milioni. Ma, sopratutto, dietro un quadro complessivo quasi invariato si nascondono sofferenze sempre più forti per alcune fasce di popolazione. In particolare, la povertà relativa aumenta tra le famiglie di 5 e più componenti, tanto che risulta indigente quasi un nucleo numeroso su tre. A livello territoriale è l’ Italia meridionale a soffrire di più, affermandosi come la «patria» dei poveri, visto che assorbe 5,6 milioni di indigenti, ovvero il 68,2% del totale. Non a caso la Regione che sconta l’ incidenza più alta (28,3%) è la Basilicata, mentre quella che se la cava meglio risulta la Lombardia (4,0%). E non è tutto: la condizione di miseria, infatti, tocca in Italia circa una famiglia su cinque. L’ Istat spiega che il 18,6% dei nuclei è povero (11%) o quasi (7,6%), ovvero si avvicina alla soglia limite. Consumatori e sindacati commentano con preoccupazione le cifre emerse dall’ indagine. La Cgil sottolinea che «la manovra colpirà proprio le fasce più deboli», e sulla stessa linea Cisl e l’ Ugl. Il Codacons parla «di dati incompatibili per un Paese civile».
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