9 Giugno 2012

In fila all’ alba davanti ai Caf per non sbagliare il pagamento

In fila all’ alba davanti ai Caf per non sbagliare il pagamento

di MARIA LOMBARDI Alle sei del mattino all’ ingresso del Caf dell’ Enasco, in via Vincenzo Brunacci zona Marconi, comincia a formarsi la coda. I primi ad arrivare distribuiscono biglietti numerati in attesa che gli uffici aprano: una fila autogestita e rassegnata. Alle 9 in strada c’ è la folla, decine e decine di persone con le cartelle in mano a sudare sotto il sole. La sofferenza per l’ Imu inizia ben prima di conoscere la rata e di sborsare la somma. Il calvario dell’ imposta sulla casa è fatto anche di logoranti attese agli sportelli, di mattinate perdute aspettando il turno, della rabbia per l’ essere costretti a pagare due volte: oltre la tassa anche il prezzo del disagio. «Sono qui da due ore e mezza e chissà quanto manca ancora». Mirella Belvizzi al Caf di via Cavour continua a guardare il display luminoso e spera di vederlo scorrere. Ma da circa 55 minuti è fermo sul numero 83. «Ci mettono un’ ora a persona e non capisco perché. Che ci sarà mai di così difficile nel calcolo dell’ Imu?». Lei è lì solo per quello, come la signora Anna Maria che ogni volta che si apre la porta scorrevole protesta con gli impiegati ben sapendo che la colpa non è loro. Stesse scene in gran parte dei Centri di assistenza fiscale sovraccarichi di lavoro per le due scadenze ravvicinate: dichiarazione dei redditi e imposta sulla casa. «I nostri uffici in questi giorni sono molto ingolfati, per questo stiamo rallentando le dichiarazioni dei redditi dando priorità all’ Imu», spiega Valeriano Canepari, coordinatore della consulta Caf. «Non possiamo fare diversamente visto che nella stragrande maggioranza dei casi non possiamo aumentare il personale». Per evitare il caos di questi giorni la Consulta aveva chiesto lo slittamento dei termini di pagamento dell’ Imu al 30 giugno. «Il lavoro dei nostri uffici è quasi raddoppiato per la sovrapposizione delle due scadenze», Andrea Colucci è direttore provinciale del Caf Enasco 50&Più, otto sedi a Roma. «Stiamo facendo di tutto per far fronte all’ enorme quantità di contribuenti che si rivolgono a noi». Ma le code, quelle non si possono evitare. E nemmeno le proteste. L’ altra mattina un signore uscito all’ alba per prendere il numeretto in via Brunacci si è allontanato convinto che quella prenotazione bastasse. Non è così: una volta aperti gli uffici, alle 9, gli impiegati distribuiscono altri foglietti in base all’ ordine di arrivo delle persone. Quando il signore è tornato pretendeva di scavalcare altra gente esibendo il biglietto ritirato di prima mattina. Si è scatenato il finimondo. I contribuenti in attesa da quattro ore non avevano intenzione di cedere il posto, l’ uomo infuriato ha chiamato la polizia. Le code sono così lunghe davanti le porte degli uffici che alcuni condomini hanno protestato. In via Arenula si attende in strada l’ arrivo degli impiegati. «Chi deve compilare il 730 può prendere appuntamento, chi deve calcolare l’ Imu non può farlo», informano gli addetti. E così ci si mette in fila aspettando che gli impiegati distribuiscano i numeri: una quarantina al massimo. Facile che si perda un’ intera mattinata inutilmente: gli sportelli chiudono all’ una per poi riaprire alle 14,30, chi non ha fatto in tempo deve tornare. «Gli uffici in periferia hanno molte più richieste di quelli nei quartieri centrali», spiega Colucci. «Finora nelle nostre sedi abbiamo già elaborato 21mila dichiarazioni dei redditi. Per un 730 ci vogliono tra i venti e trenta minuti, per l’ Imu i tempi sono più rapidi. Ma non abbiamo personale preposto al calcolo dell’ imposta sulla casa, gli impiegati fanno l’ uno e l’ altro». Il lavoro si rallenta quando il contribuente – e capita di frequente – non conosce la rendita catastale. Gli addetti possono rintracciarla al computer, ma le attese si allungano. «I pensionati sono quelli che hanno maggiori difficoltà», spiegano al Caf di via Collina. «E quando comunichiamo la cifra ci restano malissimo: non immaginano che sia così alta». Ogni ufficio è organizzato in modo diverso: chi prende appuntamenti per il 730 ma non per l’ Imu, chi non ne prende e chi ha una lista d’ attesa lunga così per il calcolo dell’ imposta. «Il 90 per cento dei contribuenti – dice Canepari – ha scelto la formula delle due rate piuttosto che tre». Per farsi calcolare l’ ammontare del balzello al Caf si paga in media dieci euro. Il Codacons ha messo a disposizione un servizio telefonico: basta chiamare al numero 892.007 per sapere quando tocca sborsare. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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