20 Luglio 2006

In farmacia serrata al 93%

In farmacia serrata al 93%

Ma Bersani non arretra: aperture solo sull“`eccessiva concentrazione“ Roberto Turno

ROMA Compatte alla meta, in tutta Italia ieri il 93%delle farmacie private ha tenuto serrati i battenti. I farmacisti titolari hanno fatto quadrato davanti alla chiamata alle armi di Federfarma contro il “decreto Bersani“ che liberalizza la vendita dei farmaci da banco senza obbligo di ricetta anche fuori farmacia. Ma tanta compattezza non ha scalfito le decisioni del Parlamento: fatta eccezione per poche e non decisive modifiche, il Senato ha tenuto ferma la sostanza della manovra di luglio sulle farmacie. Si vedrà in aula, dalla prossima settimana. E si conosceranno domani, in una assemblea “straordinaria“, le nuove iniziative di protesta che i farmacisti hanno in serbo. Il ministro per lo Sviluppo, Pierluigi Bersani, apre molto cautamente al dialogo, ma precisa: indietro non si torna. Qualcosa da discutere può esserci, ma solo dettagli. è appesainsomma ancoraa un esilissimo filo di dialogo la partita “supermercati sì, supermercati no“ sui farmaci da banco. La sensazione è che ormai la decisione sia stata presa. E che resti da capire soltanto quanto, e se, potrà ripetersi l“`effetto piazza“, come con i taxisti. Ipotesi che comunque il Governo considera pressoché inattendibile. Giornata campale, ieri, in tutte le città. Oltre alle 1.500 farmacie private di servizio, hanno aperto le 1.382 farmacie comunali di Assofarm. A Roma, in particolare, i farmacisti hanno manifestato in piazza del Parlamento,al ministero dello Sviluppo e alla Salute. La larghissima adesione allo sciopero, secondo Federfarma, dimostra “la preoccupazione dei farmacisti per il futuro della professioneeperleconseguenzesuicittadinidell`indebolimentodels farmaceutico“. Contro la serrata, contestata da Assofam, Codacons annuncia denunce. Bersani tiene fermo il punto. L`Italia segue“modelli largamente diffusi in Europa“, afferma, chiarendo che lì “l`aspirina costa meno“. Favori alle Coop? Un falso: negli Usa le Coop non cisono. E aggiunge: si apre ai giovani e alla concorrenza. Tanto che un laureato in farmacia potrà aprire un negozio e vendere i farmaci da banco. Non sarebbe solo merce per i supermercati insomma. “Io credo – sostiene il ministro – che ci siano delle preoccupazioni dei farmacisti per l`eccessiva concentrazione dell`offerta in determinati territori. Vediamo questo discorso“, è la sola apertura. Ma vendita fuori farmacia e revisione del commercio all`ingrosso, non si toccano. Aperture che ai farmacisti privati non bastano. Come non bastano del tutto le modifiche votate al Senato. E cioé: la presenza, e non solo l`assistenza,del farmacista al supermercato, e anche i tempi brevi sull`ereditarietà (2 anni) per la cessione da parte di un erede non farmacista,entrambe modifiche suggerite dal ministro della Salute, Livia Turco.Salta poi, nonostante l`altolà della Consulta,l`incompatibilità tra attività di vendita finale e all`ingros so, con gran piacere per i Comuni (Milano in testa) che hanno venduto le comunali. Tra le altre modifiche, poi, la possibilità per lesocietà di detenere non più di4 farmacia per provincia (che piace a federfarma, come quella sull`ereditarietà)e l`obbligo di garantire la tracciabilità dei prodotti venduti.

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