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24 Marzo 2013

In crisi il simbolo della Pasqua «Le uova non si vendono più»

In crisi il simbolo della Pasqua «Le uova non si vendono più»

        

Per i commercianti calo del 30 per cento rispetto al 2012 L’ ALLARME Si dice che mangiare la cioccolata faccia bene perché stimola la produzione di endorfine, in grado di aumentare il buon umore. Eppure a una settimana dalla Pasqua, gli acquisti delle tradizionali uova di cioccolato, rispetto al 2012, sono crollati. Cifre variabili secondo il Codacons e la Cia, Confederazione italiana agricoltori, ma comprese tra il -10 e il -17%. Più pessimistiche, invece, le rese dei commercianti, artigiani del cioccolato e fornai che, nella capitale, parlano addirittura di un crollo del 30% rispetto all’ anno precedente. 10-17 per cento la flessione degli acquisti delle uova secondo Codacons e Cia Si preannuncia una Pasqua meno dolce, in cui i romani faranno attenzione a salvaguardare il portafogli più che allietare il palato. «La spesa media per prodotti pasquali, principalmente uova e colombe, si è assottigliata», dice Giancarlo Gambarresi, presidente dell’ Unione panificatori di Roma e provincia. «Se nel 2012 gli acquisti variavano dai 230 a 250 euro, quest’ anno si arriverà a spendere non più di cento euro». E a risentirne di più saranno proprio i bambini, molti dei quali aspettano trepidando il giorno di Pasqua solo per la magica sorpresa. Nonostante molti supermercati abbiano già da qualche tempo iniziato a pubblicizzare prodotti pasquali a prezzi scontati, gli acquisti anche nella grande distribuzione sono in calo. «Preferiscono comprare solo un uovo, ma che sia di produzione artigianale», prosegue Gambarresi. «I clienti stanno chiedendo sempre più prodotti personalizzati in cui scelgono la grandezza dell’ uovo e anche la sorpresa da mettere dentro», tenendosi, così, alla larga da possibili fregature. QUALITÀ «Se devono spendere dei soldi, preferiscono farlo puntando alla qualità del prodotto», aggiunge Romano Marinari, titolare di una pasticceria capitolina. «Rispetto all’ anno scorso ho registrato un calo che oscilla tra il 30 e il 35% sulla vendita delle uova, tengono abbastanza bene solo quelle che produciamo noi». Che sia a latte o fondente, ricoperto di noccioline o al cioccolato bianco, i romani ne acquisteranno di meno, ma quelle che compreranno saranno uova studiate nel dettaglio. In tempi di crisi anche gli acquisti di dolci diventano intelligenti. «Ho sempre comprato l’ uovo di Pasqua alla mia bambina», dice Liliana Crisci mentre sceglie quello più giusto in una fabbrica di cioccolato ai piedi della Tiburtina, da oltre quarant’ anni attiva nel settore. «Però adesso me lo aprono, è grandissimo, ci mettiamo dentro la sorpresa e me lo incartano come dico io, spendo appena 12 euro». A dare una mano in questo ci pensano anche i rincari sui prodotti pasquali di marca. Per un uovo firmato, dal peso non superiore ai 250 grammi, il costo è passato dai 12,90 euro del 2012 ai 13,90 euro di oggi. Nemmeno le colombe si salvano e invece di volare sulle tavole restano incartate nei forni e nei supermercati. I rincari, in questo caso, sono stati di 0,60 centesimi per una colomba classica e 0,50 centesimi per una farcita. Ma l’ uovo di Pasqua è un po’ come il regalo sotto l’ albero di natale. «Sto andando a sceglierlo con mio figlio», dice nonno Vittorio a spasso per via Cola di Rienzo. «Sommiamo la quota dei nonni a quella dei genitori, i miei nipotini ne riceveranno solo uno a testa, ma sarà un bell’ uovo, di cioccolata fondente, che mangeremo insieme». C.Moz. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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