12 Marzo 2005

«In città manca una politica dei prezzi»

«In città manca una politica dei prezzi»

Il Codacons: «L?indice Istat non calcola il vero potere d?acquisto delle famiglie»
Franco Conte: «Anche andare al cinema può diventare un lusso»

«I dati Istat? Sono un miraggio. Il reale potere d?acquisto delle famiglie non lo misura l?indice Istat. Quella che ha pubblicato il Comune di Venezia è un?osservazione assolutamente statistica». Franco Conte, del Codacons, non è d?accordo con le tabelle dell?Osservatorio prezzi secondo cui il vero salasso sulla busta paga, più che la borsa della spesa, lo fanno utenze e servizi, banche e assicurazioni in prima fila.
Ma il Codacons non si limita a distinguere, rilancia alla Regione Veneto la vecchia proposta di differenziare il costo della vita in tre tipologie, famiglie, pensionati e single, che hanno esigenze molto diverse tra loro e nel complesso permetterebbero secondo Conte un?analisi più fedele dell?economia italiana. «L?Istat fotografa 2.000 voci e le loro variazioni di prezzo», dice Franco Conte, «ma non dà l?indice di come si evolve il potere d?acquisto. L?Istat non misura l?inflazione. Se io ho in casa una vecchietta e il prezzo degli articoli sanitari e d?assistenza per gli anziani raddoppia l?Istat non lo sa, per la statistica è solo un numero, per quella famiglia è un costo aggiunto. C?è anche chi non ha i soldi per andare al cinema».
«Il bisogno primario per eccellenza è quello alimentare», aggiunge l?associazione consumatori, «e tutto viene calcolato su quanto costano le zucchine, il pane o la carne. Ma oggi un bisogno primario è anche la comunicazione: in Italia abbiamo un telefonino a cranio, è diventato un bene essenziale. Il conto corrente in banca: a consuntivo mi arriva un conto di 300 euro, è un terzo della tredicesima, quei soldi volano via che neanche li vediamo. O il riscaldamento: ogni giorno in più di freddo è un salasso economico per le famiglie. Ed ecco che non si arriva a fine mese o che la tredicesima viene già ?mangiata? in partenza. Telefonino, conto bancario, riscaldamento, costi della scuola non sono opzioni di lusso ma beni essenziali, sono costi occulti che incidono in modo pesante sul potere d?acquisto».
I dati dell?Osservatorio prezzi del Comune sono veri ma astratti. E? vero che i limoni costano il 4% in meno del 1998 e le cipolle l?86% in più, ma è solo una statistica, dice in sostanza Franco Conte. «E qui entra in gioco la politica», stimola il Codacons: «Non basta un osservatorio, esaminando la filiera di come si forma un prezzo – basta vedere il caso delle verdure e tutti i passaggi dal produttore al negozio – il politico può intervenire, bloccando speculazioni, cambiando o snellendo le normative, prevenendo eventuali illegalità. Per i prodotti agricoli si possono individuare luoghi in città dove i produttori possono vendere direttamente verdura e frutta: chi produce guadagnerebbe di più, il consumatore spenderebbe di meno. Sarebbe un ciclo virtuoso per tenere il prezzo sotto controllo. Vanno aiutati i piccoli negozi, che hanno una funzione fondamentale nella qualità della vita, non tutti gli anziani possono andare da Auchan o da Panorama. In questo modo la Regione o il Comune possono essere parte attiva nella politica dei prezzi».

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