12 Febbraio 2009

In cella la gang delle carte di credito

In cella la gang delle carte di credito Decine di bancomat taroccati per clonare i tesserini. Ecco come difendersi  In un covo di Lunghezza sequestrati computer, skimmer, telecamere e 500 card. Cinque arrestati

Può succedere a chiunque. Un normalissimo prelievo di soldi al bancomat che si trasforma in una truffa. Centinaia di euro sottratti dal conto corrente di ignari cittadini da una banda di clonatori di tessere magnetiche. Sapevano tutto delle loro vittime, i cinque rumeni arrestati dalla polizia: i nomi, gli indirizzi di casa, i dati contenuti nei bancomat e nelle carte di credito, il codice segreto per accedere ai loro risparmi. Nel covo dei clonatori, in un appartamento regolarmente affittato in via Gissi, a Lunghezza, gli investigatori della Squadra mobile hanno scoperto una centrale operativa per la clonazione di carte di credito: pc portatili, skimmer piccolissimi per copiare i dati registrati sulle bande magnetiche, telefonini e microtelecamere da inserire in pannelli uguali a quelli degli sportelli bancomat, documenti falsi. E circa 500 tessere, rubate, già clonate e «vergini», pronte per essere utilizzate per fare acquisti o prelievi di contante. Apparecchiature, secondo gli agenti, guidati da Andrea Di Giannantonio, in grado di assicurare ogni giorno guadagni per migliaia di euro. Sarebbero decine, infatti, le vittime ogni giorno della gang di rumeni. Centinaia al mese.  Polizia e Codacons mettono in guardia gli utenti. Danut Cimpoeur, 33 anni, con precedenti per clonazione di carte di credito e rapina, Adrian Pitigoi, di 30, pregiudicato per furto e ricettazione, Dumitru Gabian, 40 anni, Jancu Moise e la fidanzata Maricica Ciuperica, di 31 e 22, questi ultimi tre incensurati, almeno in Italia, sono stati sorpresi dalla polizia nell’appartamento di Lunghezza. Da qualche settimana gli agenti li pedinavano dopo averli intercettati su una Fiat Brava. I cinque sono sospettati di aver clonato altre centinaia di bancomat in Toscana, prima di spostarsi a Roma. «Fra loro non c’era un capo spiegano gli investigatori della Mobile – agivano in gruppo: sceglievano la banca, spesso vicino Tivoli o in periferia, montavano il falso pannello con la microtelecamera e lo lasciavano lì, da 3-4 ore fino a 1-2 giorni. Il tempo necessario affinchè lo skimmer registrasse i codici dei clienti e le telecamere riprendessero le vittime mentre digitavano il pin». E il gioco era fatto. Non è ancora chiaro se il quintetto utilizzasse tutte le carte clonate: c’è il sospetto che le vendesse ad altre bande prima che i titolari se ne accorgessero. E le indagini continuano.
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this