1 Febbraio 2013

In campo anche i pmdi Roma, chiesti documenti a Palazzo Koch e Consob

In campo anche i pmdi Roma, chiesti documenti a Palazzo Koch e Consob

 

Massimo Martinelli Roma. La procura di Roma bussa ai portoni di Bankitalia e della Consob. I magistrati capitolini hanno infatti aperto formalmente un fascicolo parallelo a quello dei colleghi di Siena e puntano ad acquisire tutti i documenti che la Banca d’ Italia e la Consob produssero prima e dopo la discussa compravendita della banca Antonveneta, acquistata per quasi dieci miliardi dal Montepaschi. A sollecitare gli accertamenti della procura di piazzale Clodio sono stati alcuni clienti della banca senese; alcuni di loro hanno depositato denunce in proprio, mentre altri si sono affidati al Codancons, il comitato di difesa dei consumatori che ha già chiesto al Tar del Lazio di bloccare il provvedimento amministrativo che assegna alcuni miliardi dei cosiddetti Monti Bond per alimentare le casse di Mps. Nella denuncia sulla quale stanno lavorando in queste ore il procuratore aggiunto Nello Rossi e alcuni dei suoi sostituti, si espone quello che potrebbe essere il danno per i titolari di un conto corrente del Montepaschi di Siena: «Il rischio – spiega l’ esposto – è quello di un utilizzo illecito dei soldi dei correntisti, in relazione alle operazioni finanziarie di reperimento delle risorse necessarie all’ acquisizione di Banca Antonveneta ed ai finanziamenti in essere a favore della Fondazione Monte dei Paschi». In altre parole, secondo il Codacons, per poter mettere insieme quei dieci miliardi circa necessari per comprare Antonveneta (ma potrebbero essere molti di più), i manager Mps potrebbero aver provocato «ripercussioni negative sulla qualità del servizio reso all’ utenza e sui costi a carico della clientela». A questo proposito, nel documento si ricorda come «l’ andamento del titolo Mps che ha subito, nel gennaio 2012, alterazioni anomale, ha portato a far pensare ad una manipolazione del titolo in borsa per sostenerne il prezzo ed evitare la caduta sotto la soglia fissata per il reintegro delle garanzie alle banche creditrici». Nel mirino dei consumatori sono finiti gli organismi di controllo della Banca d’ Italia, che avrebbero dovuto verificare che le condotte della banca fossero ispirate ai criteri di saggezza e di prudenza che impone la legge. Invece, almeno a leggere le affermazioni contenute nell’ esposto «In tutto questo caos economico-finanziario la Banca D’ Italia sembrerebbe non avere mosso alcun rilievo alle operazioni spericolate del Monte Paschi di Siena». E ancora, l’ istituto di via Nazionale si sarebbe «limitato a dichiarare che non era nelle condizioni di conoscere l’ entità e i rischi delle operazioni di MPS legate ai derivati tra il 2008 e il 2009». Se così fosse, conclude il Codacons «non è plausibile che la Banca d’ Italia possa andare esente da responsabilità ben possedendo tutti gli strumenti di controllo e vigilanza per impedire scandali di questa portata». Nei prossimi giorni, dopo aver studiato la documentazione che sarà acquisita, i magistrati romani valuteranno se trasmettere tutto ai colleghi senesi oppure se trattenere nella capitale questo troncone di indagine. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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