10 Agosto 2001

In Borsa sospese le tasse sulle rendite «virtuali»

Il Tar del Lazio accoglie un ricorso del Codacons

In Borsa sospese le tasse sulle rendite «virtuali»

MILANO – L?equalizzatore, quel complesso meccanismo introdotto da gennaio scorso per tassare i guadagni di Borsa anche «virtuali», così com?è non va e dovrà essere modificato. Lo ha deciso il Tar (tribunale amministrativo regionale) del Lazio accogliendo un ricorso da parte dell?associazione dei consumatori Codacons. Il Tar, in particolare, ne ha sospeso l?applicazione e ha chiesto all?amministrazione finanziaria di rimodulare il provvedimento. La decisione dei giudici, in realtà, non ha fatto altro che anticipare di qualche settimana la fine dell?equalizzatore visto che il nuovo governo aveva già espresso, inserendo la critica nel documento di programmazione economico finanziara (Dpef), l?intenzione di cambiare la struttura di questa imposta. Il Codacons, nel cantare vittoria, nel suo comunicato ha accennato alla restituzione di centinaia di miliardi ai contribuenti ma in realtà l?equalizzatore non era ancora entrato in vigore poichè il conteggio sui presunti capital gain si sarebbe dovuto fare l?anno prossimo in sede di dichiarazione dei redditi per il 2001.



L?EQUALIZZATORE – Con l?intento di eguagliare la tassazione esistente per il risparmio gestito, realizzato da operatori professionali quali sono le banche, le Sim e i Fondi, il precedente legislatore (leggi l?ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco) aveva introdotto la tassazione della rendita virtuale dei redditi finanziari attraverso un sistema di tassazione, con l?aliquota del 12,5%, che in realtà finisce per colpire anche le perdite. Infatti la regola base dell?equalizzatore prevede che sul titolo acquistato dal risparmiatore durante l?anno venga applicata l?imposta sul capital gain (qualora ci sia ovviamente) fotografando il valore di Borsa al 31 dicembre dell?anno fiscale. Questo anche se il titolo non è stato venduto e quindi il profitto non incassato. Ecco perchè il Codacons parla di capital gain «virtuale» e critica ferocemente la legge che penalizza il risparmiatore due volte, «oltre il danno, la beffa». Infatti, se il titolo viene venduto successivamente, anche poche settimane dopo, è possibile che il risparmiatore, incappato in un ciclo negativo di Piazza Affari, realizzi una perdita e non più un guadagno come invece era al 31 dicembre.



LE TASSE VIRTUALI – «Credo che il passato legislatore», spiega Marco Donzelli, presidente del Codacons, «sia stato ispirato dalla volontà di colpire il risparmio fai-da-te, indirizzando i risparmi verso le gestioni professionali ma in questo modo ha violato una regola fondamentale che prevede che il contribuente paghi le tasse sui redditi effettivamente incassati». E accenna alla violazione degli articoli 3 e 53 della Costituzione in quanto la capacità di contribuzione deve essere commisurata agli effettivi guadagni e deve essere eguale per tutti i cittadini senza consentire situazioni di sperequazione. La soddisfazione del Codacons si misura anche su un altro aspetto della sentenza del Tar la quale, per la prima volta, invita il legislatore a modificare il provvedimento «sentendo anche il parere delle parti in causa eventualmente assistite da propri tecnici di fiducia», cioè dalle associazioni dei consumatori.


LE CRITICHE – Una richiesta di eliminazione della tassazione sui capital gain col meccanismo del famigerato «equalizzatore» era giunta nei giorni scorsi al governo dalla commissione Finanze della Camera nel parere espresso sul Dpef mentre, con una lettera al ministro dell?Economia Giulio Tremonti, anche l`Abi ne aveva chiesto la soppressione. L?attuale ministro delle attività produttive, Antonio Marzano, si era espresso in questo senso a maggio, quando era già certo il suo ingresso nella compagine del governo. «La revisione dell`imposta sui capital gains – aveva detto allora l`economista di Forza Italia – non è contenuta nel programma della casa delle libertà ma la stiamo studiando insieme a Tremonti in alcuni settori». L`ipotesi, aveva spiegato, è quella che l`imposta sui capital gain «resti, ma sia modificata» sull`aspetto che riguarda la «tassazione di valori virtuali, quelli dovuti al fatto che, anche se tu non realizzi e non vendi, la rendita si è però rivalutata».

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