18 Novembre 2015

In aula la lite è sulle parti civili

In aula la lite è sulle parti civili

BEATRICE NENCHA Bagarre a Rebibbia tra le parti civili («Se saremo esclusi, sarà davvero un processetto» attacca il Codacons parafrasando l’ avvocato di Carminati, Giosuè Naso) e il presidente della X sezione penale, Rosanna Ianniello. Che a fine di una lunga giornata processuale, iniziata alle nove per entrare in Camera di Consiglio, dopo le 18 non ha ammesso repliche: «Il codice non lo prevede». La prima battaglia – nel giorno della seconda udienza del processo “Mafia Capitale”, che vede depositate altre 60mila pagine di “attività integrativa” da parte della Procura – è quella combattuta dagli avvocati degli imputati, oltre un centinaio, contro la costituzione in massa delle parti civili. Arrivate a sfondare quota 55, per conto di circa 150 soggetti che rivendicano il diritto a tutelare (e ad incassare i dividendi) in nome della difesa di non sempre meglio specificati “interessi diffusi” dei cittadini romani, dei rifugiati e persino di alcuni Rom (una ventina in Aula) del campo di Castel Romano. Proprio uno dei difensori di Salvatore Buzzi (collegato in videoconferenza dal carcere di Tolmezzo), Piergerardo Santoro, è tra i più determinati a fare saltare le pretese delle agguerrite associazioni, a cui minaccia di chiedere i danni: «L’ associazione per delinquere di stampo mafioso non può essere considerata come una società in cui si dividono gli utili, qui ognuno risponde per conto suo». Mentre Ippolita Naso, codifensore di Massimo Carminati (impassibile sul monitor, dal carcere di Parma) e di Riccardo Brugia (in streaming dal penitenziario di Termi), irride alle pretese del Pd Lazio, «che chiede i danni di immagine anche a Brugia e a Carminati, nonostante si possa escludere che siano mai stati iscritti al Pd». Nell’ Aula bunker di Rebibbia, gremita anche ieri, la presenza più ingombrante resta quella degli imputati che appaiono, per la prima volta, rinchiusi dentro le “gabbie”. Una procedura fortemente contestata dai loro legali, che minacciano una protesta collettiva. Insieme a più anonimi dirigenti comunali come Claudio Turella che gli siede accanto, tenta di apparire disinvolto l’ ex capogruppo Pdl della Regione Lazio Luca Gramazio (che poi revocherà il consenso alla ripresa da parte dei media). Nella gabbia accanto, è pietrificato l’ ex ad di Ama Franco Panzironi, che poi abbandona l’ aula. Davanti al “Panza”, ma seduto tra i banchi vicino al suo avocato, c’ è il suo ex collega di Ama ambiente Giovanni Fiscon, che per sfuggire ai cronisti è costretto a rifugiarsi in bagno. Dietro le sbarre, accanto a Carlo Pucci, Sandro Coltellacci, Agostino Gaglianone, non smette di passeggiare un altro stretto collaboratore di Buzzi, Carlo Maria Guarany, ferito in volto: «Ha perso 27 chili, le sue condizioni di salute sono precarie. Il suo stato psichico è al limite» denuncia il suo legale Cataldo Intrieri, che ne ricorda la permanenza in carcere da ormai un anno «sottoposto a regime di alta sorveglianza, tipico di persone che hanno manifestato l’ intenzione di farsi del male». Il processo a Mafia Capitale I legali degli imputati vogliono tagliare le richieste delle associazioni. E ai faldoni si aggiungono altre 60mila pagine In aula la lite è sulle parti civili L’ arresto di Massimo Carminati, considerato la mente di Mafia Capitale \
beatrice nencha

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this