14 Settembre 2004

«In aula con sapone e carta igienica»

«In aula con sapone e carta igienica»


Il Codacons: troppe elementari chiedono «contributi» non dovuti




Carta igienica da casa. Come il dentifricio, il toner, la carta per le fotocopie, i fazzoletti di carta, le saponette. Un «kit di sopravvivenza« che molte elementari richiedono ai genitori per «mandare avanti» la routine scolastica senza dover rinunciare a progetti didattici e uscite. Perché l? aut aut è questo: garantire i bisogni primari dei bambini o spendere per la loro crescita intellettuale? A denunciare una «prassi consolidata, ma non per questo meno grave» è il Codacons: pochi giorni dopo l?inizio delle lezioni sono arrivate decine di telefonate da parte delle famiglie. Tanto che l?associazione dei consumatori ha deciso di presentare un esposto alla Procura di Milano perché sia verificato lo stato degli istituti cittadini.
«Che nelle scuole manchino i laboratori informatici – spiega il presidente del Codacons, Marco Donzelli -, che palestre e laboratori di lingue siano senza attrezzature è già intollerabile. Ma costringere i bambini a portarsi la carta igienica assume profili penalmente rilevanti».
Fondi di istituto, buona volontà e collette. Perché non c?è solo la spesa: ci sono anche gli autofinanziamenti. Da venti a trenta euro al semestre, collette, feste per raggranellare denaro.
«Il contributo – racconta Pierluigi Rocca, vicepreside dell?istituto comprensivo di via Dolci – è concordato sempre con i genitori». In via Foppette ogni sei mesi le famiglie pagano 30 euro a bambino «in cui sono compresi – dice Giovanna Filipchic, una mamma – i biglietti del tram per le uscite e i fogli». Più 12 euro per spese di segreteria.
Carta igienica e sapone da casa anche all?elementare di piazzale Bacone. Alla Cesari sono stati raccolti, durante la festa dell?anno scorso, 7 mila euro «per pagare tutto il necessario, comprese le forniture per il pronto soccorso, visto che il medico scolastico non c?è più», precisa Antonella Lo Consolo, un?altra mamma. «Tutte cose – conclude Grazia De Gennaro, maestra all?elementare di via Dal Verme – che dovrebbero essere pagate con i fondi del diritto allo studio. Ma se non sono arrivati, e se i tagli sono pesanti, l?autofinanziamento è l?unica soluzione possibile».


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