14 Gennaio 2021

In 500 chiedono danni ai Ravetti

Gli avvocati sono undici. C’è poi il giudice, il cancelliere, il Pubblico ministero e i rappresentanti delle parti lese: troppe persone per un’aula di tribunale. Il rischio di creare assembramento era veramente reale. Si svolgerà così online, domani mattina, collegamento grazie a uno dei tanti programmi che in tanti hanno imparato a conoscere in periodo di lockdown, l’udienza davanti al gip per i ricorsi presentati da circa 600 familiari di potenziali vittime degli abusi compiuti dai ge stori del forno crematorio di Biella, contro le richieste di archiviazione della Procura. Ovviamente saranno in collegamento dai rispettivi studi solo giudice, il cancelliere e i legali delle parti in causa. C’è ottimismo in relazione alla possibilità che il giudice possa giungere in giornata a una decisione. L’udienza La possibilità di effettuare l’udienza online, è stata accolta dal procuratore, Teresa Angela Camelio, ha trovato d’accordo anche i legali o quantomeno la maggior parte di loro. Sempre dalla Procura era partita la richiesta per unificare tutte le udienze (in principio erano quattro), relative alle archiviazioni, in modo di affrontare la discussione in una sola tornata. In un primo momento si era pensato di trovare un’aula più capiente, per esempio un cinema, dove spostare in via eccezionale l’udienza per il timore che la tecnologia usata non potesse gestire in modo efficace tanti soggetti. La carica dei 500. I tanti che hanno fatto ricorso affidandosi ai legali di Codacons (dei quali è capofila l’avvocato Alessandra Guarini), chiedono di poter essere individuati come parti offese nel contesto di un ulteriore procedimento contro i fratelli Alessandro e Marco Ravetti, che al momento dei fatti ricoprivano i ruolo di presidente e amministratore delegato di So.Cre.Bi la società che aveva in gestione il tempio crematorio. Che le pratiche illegali come le doppie cremazioni o le aperture dei feretri per evitare di bruciare nel forno gli involucri di zinco e quindi perdere troppo tempo e troppa energia e nel contempo risparmiare denaro, fossero ormai prassi dal 2017 e quindi ben prima dell’indagine dei Carabinieri (dell’autunno 2018), lo avevano ammesso g gli stessi fratelli Ravetti ed alcuni dipendenti nel corso degli interrogatori avvenuti in Procura. Lo stesso Alessandro Ravetti aveva spiegato: «Non pensavo fossero pratiche illegali…». ricorsi. Forti proprio di tutte le ammissioni degli imputati nonché delle perizie effettuate dall’ex comandante del Ris di Parma, generale Luciano Garofano (che in un laboratorio torinese ha esaminato i resti contenuti in alcune urne trovando tracce di Dna e resti biologici), legali di Codacons avevano chiesto di essere ammessi come parti offese nel processo contro i Ravetti. Ad opporsi era stata però la Procura. Le indagini perfette. Fino a questo momento, infatti, è stata accettata la costituzione di parte civile soltanto dei soggetti individuati come parti lese dalla Procura dopo la chiusura delle indagini che, per come sono state condotte e coordinate dallo stesso Procuratore capo, sfiorano la perfezione. Il procuratore Teresa Angela Camelio, ha infatti scelto di concentrarsi sui casi, diciassette per il reato di violazione di sepolcro e tre per le doppie cremazione, di cui i carabinieri guidati dal luogotenente Tindaro Gullo (della sezione di Polizia giudiziaria che opera in Procura) hanno trovato riscontri oggettivi. Di questi, poi, soltanto tre, quelli che si sono affidati all’avvocato Guarini e al Codacons rifiutando il risarcimento proposto dai Ravetti, hanno poi in effetti richiesto di poter partecipare al processo, insieme al Comune di Biella al quale il giudice aveva riconosciuto una provvisionale immediatamente esecutiva di quindicimila euro. Di cinquemila euro era stata invece la provvisionale riconosciuta ai familiari delle vittime. l Valter Caneparo

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