Imu, pagamento con l’ affanno
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fonte:
- La Padania
Nel giorno della scadenza dell’ Imu, è caos tra i contribuenti italiani. A denunciarlo sono alcune associazioni di categoria tra cui Codacons e Federauto. Se non bastasse la Lega a segnalare i problemi causati dall’ assurda tassa, ora anche le associazioni cercano di portare ministri e premier sulla terra. A lanciare la denuncia è il Codacons, che sta ricevendo centinaia di segnalazioni da parte dei cittadini alle prese con la nuova imposta municipale. «Ancora troppi gli italiani che, nel giorno di scadenza dell’ odiosa tassa, de nunciano difficoltà e problematiche varie legate ai pagamenti Imu – spiega il presidente Carlo Rienzi – Una situazione di vero e proprio caos, che ci porta a chiedere al Governo Monti di prorogare i termini per il versamento dell’ imposta, venendo incontro alle esigenze dei cittadini». Un momento di estrema confusione, prosegue l’ asso ciazione, aggravato dal fatto che il call center 848.800.444 messo a disposizione dall’ Agenzia delle Entrate per informazioni ai contribuenti in ordine alla tassa Imu, sarebbe oggetto di gravi disservizi, denunciati dal Codacons attraverso un esposto alla Procura di Roma. «Numerose sono le segnalazioni denuncianti numerosi disservizi del numero unico sopra indicato a partire dal 7 giugno scorso – scrive il Co dacons nell’ esposto – e l’ im possibilità di riuscire ad avere un contatto con il servizio messo a disposizione in quanto, a seguito delle ripetute telefonate, il contribuente dopo essere stato lasciato in attesa non riuscirebbe a parlare con nessuno poichè cade ripetutamente la linea». «La confusione è tale – aggiunge Rienzi – che addirittura un Caf, ad un pensionato che chiedeva il calcolo dell’ Imu, ha dato appuntamento per domani 19 giugno, ossia dopo la scadenza della prima rata». Al gruppo di rappresentanza dei consumatori si aggiunge Federauto: «Oramai è emerso in tutta la sua drammaticità che il carico fiscale per gli immobili d’ i mp r e sa , con il passaggio dalla vecchia Ici all’ Imu, aumenta fino al 243% per negozi e uffici, e fino al 154% per capannoni e centri commerciali. A determina re rialzi così netti non è la strategia dei singoli comuni, che applicano l’ aliquota massima del 10,6 per mille, quanto la normativa nazionale che, con i nuovi moltiplicatori da applicare alla rendita catastale, espande del 20% la base imponibile di centri commerciali e capannoni, del 60% quella degli uffici e del 62% quella dei negozi». «Qui si sta giocando con il fuoco – commenta Filippo Pavan Bernacchi, presidente nazionale di Federauto -. Gli imprenditori che rappresento, e che da soli fatturano il 6% del Pil italiano sono stremati. Ma vale per tutti i settori merceo.
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