27 Aprile 2013

Imu, il piano Pdl costa 8 miliardi

Imu, il piano Pdl costa 8 miliardi

di Andrea Di Stefano wMILANO Il margine di manovra per il nascente governo Letta dal punto di vista dei conti pubblici è strettissimo. L’ abolizione dell’ Imu sulla prima casa, ribadita da tutti gli esponenti del Pdl, avrebbe un costo immediato non inferiore agli 8 miliardi (prevedendo la restituzione di quanto versato quest’ anno) a cui si aggiungerebbe un buco di 4 miliardi sul 2014, ma il nuovo esecutivo dovrà già fare i conti con una domanda complessiva di 7-8 miliardi di euro di risorse mancanti. A tanto ammonterebbero le spese non rinviabili (come il finanziamento della cassa integrazione in deroga, gli esodati e la Tares) per le quali il governo Monti non aveva individuato una apposita copertura. A fine giugno scatta, poi, l’ aumento dell’ Iva di un altro punto percentuale: l’ aliquota massima, oggi al 21%, dovrebbe passare al 22%: un possibile rinvio costerebbe solo nel 2013 2 miliardi di euro. Anche per questo lo staff di Letta sta esaminando tutte le opzioni alternative all’ abolizione e restituzione Imu che costerebbe alla fine 8 miliardi di euro: dalla corresponsione del rimborso mediante un emissione apposita di titoli pubblici all’ incremento delle detrazioni. Durante la campagna elettorale il Pd ha proposto l’ incremento della fascia di esenzione da 200 a 500 euro: l’ impatto sui conti pubblici sarebbe di 2,5 miliardi portando, di fatto, all’ esenzione per il 45 per cento delle famiglie e un beneficio indiretto all’ 80 per cento dei contribuenti. Anche Scelta civica ha suggerito il raddoppio della detrazione per figli e pensionati, come ha confermato ieri il capogruppo Oliviero. Qualsiasi ipotesi venga percorsa rimane comunque il nodo ineludibile della copertura anche perché per ora da Bruxelles sono arrivate solo generiche aperture ma nessuna disponibilità a rivedere gli impegni assunti. Il Pdl aveva ipotizzato un incremento delle accise su alcool e sigarette, ma i tecnici nutrono fortissime perplessità sul reale gettito dato la quasi certa flessione dei consumi. Una opzione intermedia arriva dal Codacons. L’ associazione dei consumatori propone di abolire l’ Imu sulla prima casa per le categorie catastali A3 (Abitazioni di tipo economico), A4 (Abitazioni di tipo popolare), A5 (Abitazioni di tipo ultrapopolare) e A6 (Abitazioni di tipo rurale) e aumentare la pressione sulla categoria catastale A2 (Abitazioni di tipo civile), la detrazione per l’ abitazione principale da 200 a 400 euro e aumentare l’ aliquota base dallo 0,4% allo 0,6% per le altre categorie: A1 (Abitazioni di tipo signorile), A7 (Abitazioni in villini), A8 (Abitazioni in ville), A9 (Castelli e palazzi di eminenti pregi artistici o storici). Il minor gettito dovrà inoltre essere compensato con un innalzamento dell’ aliquota base da 0,76 a 1,06% per chi ha da 3 case in su. Secondo il Codacons la proposta sull’ Imu potrebbe permettere anche il rinvio dell’ aumento dell’ Iva. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

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