Imu, arriva il saldo e si mangia le tredicesime
-
fonte:
- la Repubblica
ROMA – “Calcolo dell’ Imu” è tra le espressioni più digitate su Internet nel 2012. Entro un paio di settimane diventerà anche il modo più vorace e rapido per consumare le tredicesime degli italiani. Il saldo dell’ imposta deve essere versato entro il 17 dicembre, in linea con le buste paga natalizie, e sarà ovunque salato. Prosegue invece l’ offensiva delle scuole paritarie per non pagarla, l’ Imu. «Gli istituti cattolici si trovano in grandissima difficoltà. Sarebbe molto grave se dovessero chiudere, sia per i genitori, sia per l’ intero sistema scolastico», ha tuonato ieri il cardinale Bagnasco, presidente della Cei, preoccupato «per la mancanza di contributi» dello Stato. Il Codacons si prepara intanto a presentare un ricorso collettivo al Tar del Lazio contro il nuovo regolamento Imu per Chiesa e no profit, «illegittimo e fonte di gravissima disparità di trattamento, una forma di aiuto di Stato alle scuole pubbliche». Un ricorso da dirottare però alla Corte Costituzionale, visto che entro il 9 dicembre quel regolamento sarà legge, grazie all’ ennesimo blitz del governo con la complicità del Parlamento. Mentre dunque c’ è chi tenta di scappare dall’ imposta, gli italiani sono pronti in media a versare il prossimo 17 dicembre altri 136 euro per la prima casa e 372 euro per le seconde, dopo l’ acconto di giugno, con punte di 470 e 1.200 euro, toccate entrambe a Roma, al top tra le città capoluogo. «Sarà un Natale amaro per lavoratori dipendenti e pensionati che dovranno far fronte alla rata di saldo con le tredicesime», avverte Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil. E proprio l’ Osservatorio Uil Servizio politiche territoriali calcola che il gettito complessivo dell’ Imu alla fine sarà di 23,2 miliardi, un paio in più di quanto stimato dal governo nel Salva-Italia di un anno fa: 14,8 miliardi andranno ai Comuni e 8,4 miliardi allo Stato. Sempre in media, tra acconto di giugno e saldo di dicembre, gli italiani nel 2012 spenderanno un totale di 278 euro per le prime case e di 745 euro per le seconde. Circa un terzo dei Comuni ha alzato le aliquote sulle prime abitazioni (in media il 4,36 per mille) e quasi due terzi quelle sulle seconde (in media l’ 8,78 per mille). I tetti erano, rispettivamente, 6 per mille e 10,6 per mille. Ma si poteva scendere anche al 2 per mille e al 4,6 per mille. Pochi i sindaci che hanno rivisto all’ ingiù le aliquote (solo il 7% tra loro sulle prime case e l’ 1,4% sulle seconde). Per lo più, la strada scelta è stata quella del rincaro, specie per le seconde e terze abitazioni, una vera patrimoniale, mentre sulla prima casa ha vinto la tendenza a confermare l’ aliquota di base al 4 per mille. Tra crisi, tagli, spending review, patto di stabilità, gli spazi a disposizione dei Comuni per gli sconti si sono via via ristretti. Tra l’ altro, continua il pressing dell’ Anci sul governo perché il gettito Imu ritorni totalmente al territorio. «Ragioniamo con il ministero dell’ Economia in questa direzione, perché allo Stato vada una quota molto ridotta», conferma Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno e responsabile Finanza locale dell’ Anci. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
valentina conte
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
- SCUOLA
-
Tags: Bagnasco, Class action, comuni, imu, scuole cattoliche, tredicesime
