1 Giugno 2020

Imputato CINA, discolpati

PATRIZIA FLODER REITTER La pandemia da Covid-19 ha distrutto vite ed economie, la Cina non può passarla liscia. Questo è il concetto, più o meno articolato, che sta spingendo governatori di Stati, associazioni, imprese e singoli cittadini ad arruolare fior di avvocati perché promuovano class action contro il Dragone. Azioni collettive ma anche iniziative private, tutte tese a far pagare al governo cinese l’ origine del virus dal mercato degli orrori di Wuhan o ancor peggio (se venisse dimostrato), da qualche istituto di virologia e, in ogni caso, le responsabilità nella diffusione del micidiale virus. Le prime azioni sono state avviate negli Stati Uniti il cui presidente, Donald Trump, è convinto che la Cina abbia commesso un «terribile errore» nella gestione dell’ epidemia di Covid-19 e promette rivelazioni che inchioderanno Pechino. danni per 8.000 miliardiIn California, già ai primi di marzo un gruppo di piccole imprese ha citato in giudizio la Repubblica popolare cinese, la città di Wuhan e la commissione Sanità della Cina per aver taciuto, sebbene fossero a conoscenza da metà novembre di un virus altamente mortale. Chiedono 8.000 miliardi di dollari per danni che hanno subìto e subiranno a causa di lockdown disposti dal governo per limitare i contagi. Il 12 marzo, lo studio legale Berman Law group ha intentato una class action nel distretto meridionale della Florida contro il Partito comunista cinese, la provincia di Hubei, la città di Wuhan e diversi ministri di Xi Jinping per «non essere riusciti a contenere il coronavirus». Miliardi di dollari di risarcimento per coloro che hanno sofferto lesioni personali, decessi ingiusti, tracolli economici. Lo stesso gruppo di avvocati ha promosso un’ azione collettiva anche per sostenere i diritti dei sanitari americani a ottenere un indennizzo economico dalla Cina. Il 17 marzo, l’ ex procuratore Larry Klayman, fondatore di Judicial watch e Freedom watch, gruppi di interesse politico che hanno promosso cause contro Clinton e Obama, ha annunciato la presentazione di un reclamo per azione collettiva presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto settentrionale del Texas. Alla Cina, l’ ex procuratore chiede oltre 20.000 miliardi di dollari. Il 21 aprile, il procuratore generale del Missouri, Eric Schmitt, ha presentato una causa civile contro il governo cinese sostenendo che «ha mentito al mondo sul pericolo e sulla natura contagiosa del Covid-19, ha messo a tacere le voci che hanno lanciato l’ allarme e ha fatto ben poco per fermare la diffusione della malattia. Devono essere ritenuti responsabili delle loro azioni». Schmitt ha evidenziato l’ alto numero di decessi nello Stato americano e le gravi conseguenze economiche con una disoccupazione «che prima della pandemia era a livelli molto bassi mentre ora è la più alta dalla Grande depressione». Queste cause, a detta di molti esperti in diritto costituzionale, avrebbero ben poche speranze di successo in base al Foreign sovereign immunities act, legge del 1976 che disciplina l’ immunità degli Stati stranieri (e ogni loro suddivisione politica) dalla giurisdizione americana e che rappresenta un grosso ostacolo per chi vuole citare in giudizio la Cina. Il principio dell’ immunità sovrana è ampiamente riconosciuto nel diritto internazionale e la stragrande maggioranza degli Stati ha emanato una legislazione che la prevede. commissione d’ inchiesta«Gli stessi Stati Uniti hanno sempre voluto l’ immunità quando operavano all’ estero e con lo stesso principio altri Paesi potrebbero toglierla a loro», osserva Alberto Forchielli, managing partner del fondo di private equity Mandarin Capital Partners. C’ è anche la proposta di avviare una commissione d’ inchiesta che operi sotto l’ egida di qualche organismo internazionale e i cui membri dovrebbero avere accesso incondizionato in Cina e poter parlare con chiunque, ma Pechino si è opposta all’ idea. Intanto il Dragone si è mosso replicando alle accuse facendole passare per strumentalizzazione politica: «La demonizzazione della Cina è stata spesso utilizzata negli Stati Uniti per influenzare l’ opinione pubblica durante le elezioni», ha dichiarato l’ agenzia di stampa statale Xinhua. Il quotidiano ufficiale del Partito comunista cinese, People’ s Daily, definendo «una vergogna per l’ umanità» le richieste di risarcimento americane per gli effetti del Covid-19, ha chiesto perché allora gli Stati Uniti non siano stati costretti a risarcire il mondo per morti e perdite finanziarie causate dalla pandemia di influenza del 1918, dall’ epidemia di Aids o dalla crisi finanziaria globale del 2008. da londra a mumbaiDi certo, l’ avvio di grandi contenziosi con il colosso asiatico provocherà conseguenze sul piano dei rapporti economici ma la prospettiva non scoraggia il moltiplicarsi di iniziative come nel Regno Unito, dove il centro studi dalla Henry Jackson society ha pubblicato un rapporto di 44 pagine in cui analizza i fondamenti di un’ azione legale nei confronti di Pechino. Anche per gli inglesi, la condotta del governo cinese avrebbe «di fatto provocato migliaia di morti, nonché la crisi dell’ economia globale». L’ 11 maggio Ashish Sohani, avvocato presso l’ alta corte di Mumbai, ha denunciato il presidente Xi Jinping e altri quattro alti ufficiali cinesi alla Corte penale internazionale chiedendo un risarcimento di 2.500 miliardi di dollari per conto del governo indiano, in seguito alla perdita di vite umane e ai danni economici. Secondo il legale, i tentativi di Pechino di minimizzare il coronavirus equivalgono a un «crimine contro l’ umanità». Class action si stanno promuovendo in Francia, Germania e nel nostro Paese con Oneurope onlus, che organizza progetti per aiutare gli immigrati a integrarsi, e con il Codacons, associazione di consumatori, che sta valutando azioni collettive contro il governo cinese attraverso tribunali statunitensi. L’ intero distretto turistico delle Dolomiti bellunesi, 64 Comuni rimasti bloccati in tutte le iniziative dei Mondiali di sci alpino 2021 e in previsione dei Giochi Olimpici invernali del 2026, ha citato per danni il ministero della Sanità della Repubblica popolare cinese. L’ udienza si terrà il 21 dicembre 2020 dinanzi al Tribunale di Belluno.

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