10 Gennaio 2017

«Impossibile trovare una sedia la coperta era l’unico giaciglio»

«Impossibile trovare una sedia la coperta era l’unico giaciglio»

L’ INVIATO Nola. Chi c’ era, parla di «afflusso senza precedenti». Una notte da emergenza continua, in un Pronto soccorso dove la media degli arrivi giornalieri non è mai superiore, di solito, ai 150 pazienti. E invece, tra il sette e l’ otto gennaio, al Santa Maria della Pietà le ambulanze del 118 e le auto private con i fazzoletti bianchi e i clacson strimpellati erano un fiume continuo. Alla fine di quelle ore interminabili i referti di accettazione erano arrivati a 285. Secondo quanto accertato anche nell’ ispezione dei Nas, di quegli 285 alla fine ne sono stati trattenuti e ricoverati solo 28. E tra i ricoverati, c’ è anche la signora di 82 anni che compare nelle immagini diventate di dominio pubblico. Adagiata a terra, su una coperta, stesa lì perché in preda al vomito e, sulla sedia, rischiava di strozzarsi. Ma è l’ immagine di quanto hanno dovuto affrontare gli otto medici che si sono alternati in servizio in quelle ore. Notte, buio, freddo. La neve impediva a chi era più vicino ad Avellino di puntare al Pronto soccorso del capoluogo irpino. L’ ospedale di Pollena è invece stato spogliato del Pronto soccorso nei piani regionali. In quei momenti, così, è Nola l’ unico porto per l’ emergenza. L’ unica speranza per chi ha un parente che non si sente bene. Molti arrivano per la febbre alta, per i sintomi dell’ influenza che si preferisce far guardare in ospedale per l’ ora che non consente l’ arrivo a casa di nessun medico di base. Corse al Pronto soccorso del Santa Maria della Pietà, che esplode. All’ accettazione, nessun infermiere riesce a rimanere in quella postazione fissa. C’ è bisogno di tutte le forze per stare dietro ai pazienti in arrivo. Le 17 barelle disponibili si riempiono subito, così anche le sedie a rotelle. In alcuni casi i turn over sulle sedie dei pazienti in arrivo sono impossibili: qualcuno deve essere visitato con più attenzione e con accertamenti. I medici rinunciano alle loro sedie, per fronteggiare gli arrivi da far accomodare. E la signora anziana, seduta su una sedie a rotelle, comincia a vomitare: viene soccorsa, adagiata a terra sulle coperte. Ha una malattia ai polmoni che le fa rischiare il soffocamento. Sarà poi ricoverata al reparto di Medicina d’ urgenza. Arriva in ambulanza anche Nicola Maglio da San Vitaliano. Sembra tranquillo, è inquadrato in «codice bianco». Accusa un dolore al petto, viene disposto un elettrocardiogramma. Tutt’ intorno, continuano ad arrivare persone, si ascolta il ricorrente suono delle sirene delle ambulanze. Maglio si prepara all’ elettrocardiogramma, seduto su una sedia a rotelle. Non fa in tempo. Muore, mentre i medici cercano inutilmente di rianimarlo. Stessa sorte avrà anche Alfonso Iervolino. Arriva in auto, accompagnato dalla moglie. È in condizioni disperate. Lo fanno stendere su una barella, catalogandolo «codice rosso». Lo trasportano all’ interno del Pronto soccorso mentre il gelo toglie il respiro. Si accascia subito. L’ infarto è stato fatale e il trasporto in ospedale è diventato inutile. Tutte le 17 barelle sono piene, le sedie a rotelle sono ballerine. I medici cercano di utilizzarne almeno un paio per il trasporto dalle ambulanze all’ interno. Ma non è una notte normale. Per questo ospedale non sono normali 285 arrivi al Pronto soccorso. Numeri da ospedale Cardarelli, fa notare qualcuno, attrezzato di certo in maniera molto diversa e con molti più posti letto del Santa Maria della Pietà. Le provenienze sono disparate. Molti pazienti arrivano da Sant’ Anastasia, altri da Vallo di Lauro. La neve e il gelo hanno reso obbligatoria la scelta di Nola. Quel gelo che sarà ancora più implacabile: si ghiacciano le condutture dell’ acqua e le riserve nei serbatoi si assottigliano presto. Una donna, ormai pronta per partorire, deve essere trasportata all’ ospedale di Castellammare. Il figlio nascerà lì, al San Leonardo. L’ emergenza le ha impedito di poter avere un parto all’ ospedale di Nola. Un anziano, con frattura al femore, è costretto a restare per sei ore su una barella. Casi e storie di quella notte. I familiari si affrettano, chiedono, restano vicini ai loro parenti che non si sentono bene. E contribuiscono ad affollare ancora di più i quattro locali del Pronto soccorso. L’ acqua nei serbatoi resiste poche ore. Poi manca anche quella. E l’ emergenza sale dal Pronto soccorso ai reparti. In Pediatria, i piccoli non possono essere puliti. Le dialisi non sono possibili, così come le analisi. Per fortuna, dopo qualche ora, il gelo nelle condutture dà tregua e l’ acqua può di nuovo scendere nei serbatoi dell’ ospedale. I dati della notte si delineano precisi: al Pronto soccorso sono arrivate 285 persone, tra cui 39 bambini e 30 donne. Due pazienti sono stati trasferiti in altri ospedali. Chi c’ era quella notte ha cercato di sbracciarsi e tamponare l’ emergenza. Chi non c’ era tuona. Come il coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato Cittadinanzattiva, Tonino Aceti, che dice: «La dignità delle persone e dei malati è stata fortemente penalizzata. Si sapeva che questo era un momento delicato della stagione per il picco influenzale. Le strutture ospedaliere e la Regione Campania avrebbero dovuto pianificare una strategia di contrasto». Il Codacons, attraverso il presidente Carlo Rienzi, chiede addirittura la chiusura dell’ ospedale di Nola. Non viene spiegato chi poi assicurerà il Pronto soccorso nell’ area nolana. g.d.f. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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