1 Aprile 2012

Impianto rotto, strage di embrioni

Impianto rotto, strage di embrioni

Gli embrioni sono immersi nell’ azoto liquido a una temperatura di -196 gradi Il desiderio di diventare genitori, la sofferenza e lo stress delle terapie ormonali, l’ ansia per il risultato e la felicità per uno dei primi obiettivi centrati: il congelamento dell’ embrione tanto sospirato. E ora si scopre che è stato tutto vano: 94 embrioni (oltre a 130 ovociti e 5 campioni di liquido seminale) sono andati perduti all’ ospedale San Filippo Neri di Roma, per un guasto al sistema di crioconservazione. L’ incidente martedì scorso – all’ impianto di azoto liquido che alimenta il servizio di criobiologia, per mantenere in vita il materiale biologico nel centro di Procreazione medicalmente assistita, coinvolge 34 coppie. Un disastro. Il direttore generale dell’ ospedale, Domenico Alessio, ha presentato un esposto in procura. Domani i magistrati faranno il punto per stabilire su quale tipologia di reato eventualmente procedere. Mentre per martedì è prevista l’ ispezione disposta dal ministro della Salute, Renato Balduzzi. Che cosa non ha funzionato? Perché è saltato l’ impianto di crioconservazione? «Il San Filippo Neri è parte lesa – dichiara il direttore generale Alessio -. La responsabilità è della ditta dell’ impianto, sempre la stessa dal 2007-2008, da quando cioè è nato il centro di Pma. E’ l’ azienda leader di questo settore, quella che detiene il 95% del mercato, ed è responsabile della conduzione, della manutenzione e del controllo dell’ impianto di crioconservazione. Alla ditta ho fatto una contestazione precisa e puntuale, e sono quattro giorni che aspetto da loro una relazione. Invano. Da quando è nato il centro non è mai successo nulla di simile, è incredibile». L’ ultima volta che i tecnici della ditta hanno avuto a che fare con l’ impianto è stato lo scorso 21 marzo, per un rifornimento. La mattina del 27 scatta l’ allarme, e alle 10,30, i tecnici della ditta segnalano al dirigente del Centro l’ aumento della temperatura all’ impianto dell’ azoto liquido. «Non mi hanno ancora risposto – conclude il direttore generale del San Filippo Neri -, intanto ci sono la disperazione e la rabbia delle coppie: le invito a rivolgersi a me per tutte le problematiche emerse». Francesco Timpano, direttore tecnico del Pma, spiega che ogni coppia ha la sua storia e alcune sono meno complicate delle altre: «La reazione di chi ha già un figlio è naturalmente diversa da quelle che ancora non hanno avuto una gravidanza, per le quali perdere una chance è un dramma. Per altri ancora è una grossa perdita ma è meno drammatico». E se il Codacons offre assistenza legale – molte pazienti hanno già annunciato l’ intenzione di rivolgersi a un avvocato – di «lutto nazionale e incidente inaccettabile» parla Claudio Giorlandino, ginecologo, presidente della Sidip, Società Italiana di Diagnosi Prenatale e Medicina Materno Fetale e presidente del Forager, Forum delle Associazioni di Diagnostica, Genetica e Riproduzione. «Per le coppie che hanno perso in questo incidente i propri embrioni – afferma -, per quelle donne e per quegli uomini che hanno deciso, per gravissimi motivi di salute, di crioconservare i propri ovuli e il liquido seminale è un dolore grandissimo. Come un lutto». Giorlandino punta poi il dito contro le carenze del nostro sistema sanitario che «fa acqua da tutte le parti. Se non si hanno fondi a sufficienza per garantire un livello altissimo a questo tipo di strutture, allora è meglio non aprirle e destinare il denaro ai pronto soccorso. I centri di fecondazione assistita hanno bisogno di essere controllati 24 ore di 24». Ma non ci sono soltanto difficoltà di carattere umano, scientifico e giudiziario. La vicenda ha scatenato anche una bagarre politica contro la presidente della Regione, Renata Polverini, da parte dell’ associazione Luca Coscioni «perché la Regione – sostiene – non ha mai ottemperato alla richiesta di autorizzazione dei 51 centri di fecondazione come previsto per legge né svolto i controlli sul rispetto della legge 40 e sui requisiti tecnico-scientifici e organizzativi delle strutture». Martedì l’ ispezione disposta dal ministro della Salute, Renato Balduzzi.

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