10 Gennaio 2020

Impercettibile rialzo della produzione industriale in Italia

Impercettibile rialzo della produzione industriale in Italia. A novembre 2019 l’ indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato solo dello 0,1% rispetto a ottobre. Il consenso degli economisti si aspettava un dato invariato. Corretto per gli effetti di calendario, nel mese l’ indice complessivo è diminuito in termini tendenziali dello 0,6% (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 21 di novembre 2018). Si tratta del nono calo consecutivo per l’ industria, che porta nel periodo gennaio-novembre 2019 a una contrazione della produzione del -1,1% rispetto allo stesso periodo del 2018. “A novembre si osserva un lieve recupero congiunturale della produzione industriale, dopo due mesi di cali. Il recupero, frenato dal forte calo del settore energetico, si manifesta”, ha spiegato l’ Istat, “con maggior intensità nei comparti legati alla domanda di beni, intermedi e strumentali, da parte del sistema produttivo. In termini tendenziali, prosegue la contrazione dell’ indice corretto per gli effetti di calendario, che presenta un segno negativo per il nono mese consecutivo”. Invece nella media del trimestre settembre-novembre la produzione ha mostrato una flessione congiunturale dello 0,7%. Su base tendenziale e al netto degli effetti di calendario, a novembre si è vista una moderata crescita esclusivamente per il comparto dei beni di consumo (+0,8%); al contrario, una marcata flessione ha contraddistinto l’ energia (-3,9%), mentre sono diminuiti in misura più contenuta i beni intermedi (-1,0%) e i beni strumentali (-0,4%). I settori di attività economica che hanno registrato i maggiori incrementi tendenziali sono la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (+8,1%), l’ industria del legno, carta e stampa (+7,0%) e la fabbricazione di prodotti chimici (+2,9%). Le flessioni più ampie si sono viste nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-5,4%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-5,3%) e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-4,9%). Bene la produzione industriale di autoveicoli, tornata a crescere a novembre con un aumento dell’ 1,8% su base annua. Si tratta del primo dato positivo dal mese di giugno del 2018. Nel periodo gennaio-novembre la produzione industriale di autoveicoli è calata del 14,2% rispetto allo stesso periodo del 2018. In controtendenza, con l’ andamento generale, anche la produzione alimentare che ha segnato un aumento del 2,1% a novembre rispetto allo stesso periodo dell’ anno precedente. “In un clima di preoccupazione generale”, ha osservato la Coldiretti, “si tratta di un risultato positivo per la preparazione delle scorte per i consumi di Natale e Capodanno in cui si è registrata una spesa complessiva per imbandire le tavole di circa 5 miliardi di euro, l’ 11% in più dello scorso anno, secondo Indagine Coldiretti/Ixè”. Ma è stato record storico per il Made in Italy alimentare anche sulle tavole delle festività all’ estero con l’ export di vini, spumanti, panettoni, formaggi, salumi ma anche caviale Made in Italy che solo per il mese di Natale e Capodanno ha raggiunto quota 3,5 miliardi di euro, in aumento del 7% secondo l’ analisi di Coldiretti. La spesa alimentare è uno speciale indicatore dello stato dell’ economia nazionale poiché l’ agroalimentare, dai campi fino a negozi e ristoranti, è la prima filiera estesa dell’ Italia con un fatturato di 538 miliardi di euro e un valore aggiunto superiore di quattro volte alla filiera dell’ automobile, secondo The European House-Ambrosetti. “I risultati positivi ottenuti sul piano industriale”, ha però avvertito la Coldiretti, “devono ora trasferirsi alle imprese agricole con una adeguata remunerazione dei prodotti che in molti casi si trovano tuttora al di sotto dei costi di produzione”. Dunque non basta. “Il Paese arretra. Ennesimo tonfo della produzione, con pericolose ripercussioni sul pil. L’ impercettibile rialzo su base mensile non basta certo a compensare il nono calo consecutivo su base annua o la riduzione dell’ 1,1% registrata da gennaio a novembre in termini tendenziali”, ha commentato a caldo Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori. “Un quadro sconfortante se consideriamo che non solo si è perso quasi un quinto della produzione industriale rispetto ai valori pre-crisi, dal novembre 2007, infatti, l’ industria segna un -19,5%, ma la situazione è peggiorata anche ad appena due anni fa, ossia a novembre 2017, con un gap da colmare del 3,4%. Per i beni di consumo durevoli, poi, la distanza rispetto a 12 anni fa è del 27,3%. Una voragine”, ha concluso Dona. L’ Ufficio Studi di Confcommercio non usa mezze parole e parla di stagnazione dell’ attività produttiva dell’ industria italiana. Certo al netto dell’ energia, “il quadro appare meno negativo, con qualche spunto favorevole sui beni strumentali e intermedi. Ma i beni di consumo vanno male”. Anche per il Codacons l’ industria italiana continua a vivere una situazione di crisi e i dati sulla produzione di novembre sono assolutamente negativi. “Numeri che non solo appaiono decisamente negativi, ma che sono allarmanti per le ripercussioni sul pil e sull’ economia del paese”, ha sottolineato il presidente Carlo Rienzi. “L’ industria italiana risente dello stallo dei consumi che ha caratterizzato tutto il 2019 e senza una ripresa della spesa da parte delle famiglie i numeri continueranno ad essere deludenti”. Per questo, a detta di Rienzi, “il governo deve adottare misure che portino a un cambio di rotta, attraverso misure ad hoc per il rilancio dei consumi in Italia”. (riproduzione riservata)

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