Impennata dei prezzi, è un salasso
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fonte:
- Il Messaggero
Impennata dei prezzi, è un salasso
Viaggio nella borsa della spesa a cinque mesi dall?esordio dell?euro
PERUGIA – «Il caro euro sta rosicchiando una settimana di stipendio al mese». Sugli aumenti dei prezzi registrati negli ultimi mesi, Codacons e Adusbef dell?Umbria passano all?attacco. E con loro i consumatori, per l?80% dei quali, secondo una ricerca Eures, i prezzi dei prodotti di largo consumo sono aumentati molto di più di quanto non rivelino gli indici statistici. I rincari hanno colpito in particolare i prodotti alimentari e a causa di tali ritocchi, secondo lo studio, le massaie sono costrette a “tirare la cinghia“. “Colpa“ degli arrotondamenti da euro e di chi, trincerandosi dietro tale pratica, ha praticato aumenti indiscriminati, ritoccando i prezzi anche del 40%. «Non è vero che i prezzi non sono aumentati – attacca Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – e sarebbe tempo che anche l?Istat se ne accorgesse, aggiornando il paniere dei beni».
Le buone notizie, ma era scontato, arrivano dal reparto frutta e verdura nel quale, rispetto a gennaio e febbraio, mesi in cui i prezzi salirono alle stelle a causa del gelo che rovinò i raccolti in serra, si è tornati alla normalità e anche le zucchine hanno abbandonato le invernali quotazioni shock (-80%). La gran parte degli ortaggi e delle verdure distribuite in questo periodo sono “di stagione“ e l?aumentata produzione ha notevolmente allentato le tensioni che si erano create nel mercato i primi mesi dell?anno.
Dalle melanzane all?insalata, la discesa dei prezzi è stata di oltre il 60%. Tra la frutta, salto in alto delle pere (considerate ormai fuori stagione) aumentate, rispetto a gennaio, di oltre il 50%. Ancora “salate“, ma tutto sommato in linea con i prezzi degli anni scorsi, pesche gialle (2,30/2,80 euro al chilo) e susine (2,10/2,50 al chilo). «Nella maggior parte dei casi – spiega un addetto del settore – vengono importate dalla Spagna».
Tra i beni alimentari di prima necessità, va notata anche la riduzione del prezzo del caffè (in confezione), sceso di circa il 9%. Un calo che non ha però impedito a molti ristoratori di aumentare il prezzo della tazzina di espresso di almeno 10 centesimi. Da rimarcare, il gap esistente tra i bar centrali e quelli di periferia nei quali, per consumare al banco, si risparmia in media dai 10 ai 50 centesimi a prodotto. «Bisogna tenere presente – spiega Sergio Belmonti di Confesercenti – che molti esercizi nel passaggio all?euro hanno sostenuto dei costi che in qualche modo devono cominciare a recuperare (cartellini, registratori di cassa). Gli aumenti in ogni caso non ci sembrano tali da incidere sull?inflazione».
Dopo un lungo periodo di prezzi stabili, anche fornai e pasticceri stanno movimentando il mercato e, come era stato annunciato poco prima di Pasqua, qualcuno ha cominciato a ritoccare le cifre. A cominciare dal filone, passato in molti casi da 1,18/1.25 euro al chilo a 1,30; mentre lo sfilatino raggiunge anche quota 2,80 (+16%). Da segnalare la tendenza ad arrotondare a cifra tonda anche nei supermercati nei cui prezzi le unità di centesimo stanno pian piano scomparendo. Un litro di latte in bottiglia, ad esempio, da 1,03 euro al litro, in qualche caso, è già passato a 1,05 o 1,10. Stesso discorso per le acque minerali, la cui quotazione è stata spesso ritoccata.
«Abbiamo riscontrato aumenti generalizzati – conferma Rodolfo La Sala, responsabile dell?Adiconsum per l?Umbria – molti effettuati approfittando di una forma di arrotondamento che è arrivata a colpire anche beni di prima necessità. Rari, invece, i casi di riduzione».
Secondo gli indici Istat, la categoria “prodotti alimentari e bevande analcoliche“, nel periodo maggio 2001/maggio 2002 ha subìto un aumento del 4%, vale a dire la percentuale di crescita di prezzi maggiore, se si escludono le tariffe di alberghi, ristoranti e pubblici esercizi, aumentate in un anno del 4,3%. Secondo le associazioni di consumatori, invece, gli aumenti (soprattutto nel settore alimentare) sono di gran lunga superiori e anche il dato sintetico sull?inflazione non riflette le reali tendenze del mercato.
Una convinzione che ha spinto Codacons e Adusbef ad impugnare il paniere Istat presso il Tar del Lazio. «Il gruppo di prodotti monitorati – conferma Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – non ci pare rappresenti più la realtà dei consumi di un?economia moderna, non più basata su produzione e consumi standard, ma su una varietà di beni e servizi. E? inutile seguire i prezzi delle mollette per i panni».
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