Ilva:lettera Codacons a Ue, bloccare cessione ad Am InvestCo
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fonte:
- Ansa
(ANSA) – TARANTO, 21 MAR – Il Codacons ha inviato, tramite l’avvocato Giuseppe Ursini, una lettera alla Direzione Generale della Concorrenza della Commissione Europea chiedendo di “non consentire il trasferimento del complesso aziendale Ilva ad Am InvestCo Italy alle condizioni stabilite dal decreto ministeriale del 5 giugno 2017 e nel Dpcm del 29 settembre 2017”, e di “imporre allo Stato italiano di mettere in atto gli interventi ambientali necessari per la messa in regola dell’impianto Ilva di Taranto”. Lo ha annunciato l’associazione a margine dell’udienza del processo per il disastro ambientale dell’Ilva in corso a Taranto, precisando come sia noto che il Mise ha accolto la domanda dell’aggiudicatario di posticipare “gli interventi ambientali al 2023 nonostante la condizione di salubrità ambientale di taluni quartieri del Comune di Taranto sia già gravemente compromessa da anni a causa dell’attività svolta presso lo stabilimento Ilva”. Il Decreto del presidente del consiglio dei ministri del settembre scorso, si aggiunge, “non ha fatto altro che confermare quanto statuito dal decreto del Mise. Tuttavia, la situazione del Comune di Taranto assolutamente imponeva all’amministrazione statale di intervenire con la massima urgenza per la messa in regola dell’impianto o, in alternativa, sospenderne l’attività fino alla data della chiusura dei lavori”. Il Codacons ha presentato un ricorso al Consiglio di Stato, che sarà discusso il 28 marzo, “al fine di chiedere la caducazione del Dpcm del 29 settembre 2017, nonchè di tutti gli atti presupposti e consequenziali, tra cui il decreto del Mise del 5 giugno 2017”. L’associazione dei consumatori e alcune parti civili del processo per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva hanno chiesto inoltre ai giudici della Corte D’Assise di Taranto “di disporre il sequestro conservativo presso la famiglia Riva di oltre 7,2 milioni di euro, nominando un custode per tali somme”. Nel corso dell’udienza di oggi è stata ascoltata Maria Trassi, uno dei tre periti nominati dal gip Patrizia Todisco, che firmò le ordinanze di arresto e di sequestro degli impianti dell’area a caldo. Prossima udienza il 28 marzo.(ANSA).
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