Ilva, tocca ai giudici amministrativi
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
Il Consiglio di Stato potrebbe stoppare il countdown sulla chiusura dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto. Da più parti si ipotizza, in attesa dell’udienza di merito già fissata per il 13 maggio prossimo, un accoglimento da parte dei giudici della Quarta Sezione (presidente Greco, relatore Conforti) della richiesta di sospensiva presentata da ArcelorMittal e Ilva in As. In caso contrario si avvierebbe lo spegnimento degli impianti. Fino al momento di andare in stampa non era ancora giunta la decisione. Un accoglimento del ricorso porterebbe a sterilizzare gli effetti della sentenza del Tar di Lecce che il 13 febbraio scorso aveva imposto ai ricorrenti di ottemperare all’ordinanza sulle emissioni del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e di procedere entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento, cioè entro il 14 aprile, alla fermata dell’area a caldo a causa delle problematiche ambientali e del rischio sanitario. L’ordinanza del sindaco, emessa il 27 febbraio del 2020, fu sospesa prima della scadenza dei due mesi dopo i ricorsi di ArcelorMittal e Ilva in As, chiamate dal Tar a fornire entro il successivo 7 ottobre documentazione che poi non è stata ritenuta sufficiente dal giudice amministrativo a dimostrare che le criticità erano state rimosse. Il provvedimento di Melucci, cui termini erano ripartiti all’indomani della sentenza del Tar di Lecce, imponeva ad ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria di individuare e risolvere entro 30 giorni le criticità delle emissioni e, in difetto di adempimento, di procedere entro i successivi 30 giorni alla fermata degli impianti dell’area a caldo. Nel giudizio dinanzi al Consiglio di Stato si sono costituiti anche Comune di Taranto, Regione Puglia, Arpa e Codacons. L’associazione dei consumatori, intervenuta ad opponendum e a sostegno del Comune di Taranto, ha chiesto di confermare l’ordinanza del sindaco e rigettare il ricorso dell’azienda ritenendo «inammissibile la richiesta di sospensiva in considerazione del fatto che ArcelorMittal aveva la possibilità di chiedere una proroga per procedere in totale sicurezza allo spegnimento del camino E312 Secondo la sentenza del Tar Puglia, persino il rispetto dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) non è «di per sé garanzia della esclusione del rischio o del danno sanitario». E «lo stato di grave pericolo» generato dal «sempre più frequente ripetersi di emissioni nocive ricollegabili direttamente all’attività del siderurgico», ve ritenersi «permanente ed immanente». Al Consiglio di Stato, ArcelorMittal ha evidenziato che «Ispra, unico ente deputato alla verifica del rispetto delle prescrizioni Aia vigenti sullo stabilimento di Taranto, ha confermato il rispetto delle prescrizioni Aia e ha affermato che non vi è una dimostrabile correlazione tra gli eventi odorigeni di febbraio 2020 e le attività produttive di Ami», sigla, quest’ultima di Am Investco Italy, società di ArcelorMittal Inoltre, per la multinazionale franco- «non solo il gestore Ami, ma neppure il ministero dell’Ambiente ed Ispra hanno individuato una correlazione tra gli eventi dei giorni 23 e 24 febbraio 2020 e il ciclo produttivo dello stabilimento siderurgico». Nonostante questo, si mette in risalto, nella sentenza del Tar Lecce del 13 febbraio si tralascia «la valenza tecnica delle affermazioni di Ispra come quelle del ministero dell’Ambiente Gli esiti del Consiglio di Stato incideranno sia sulla continuità produttiva di ArcelorMittal (salvo provvedimenti ad hoc del Governo in caso di rigetto della sospensiva) sia sull’ingresso dello Stato, attraverso Invitalia, nel capitale dell’azienda dell’acciaio per acquisire il controllo del 50 per cento. Invitalia avrebbe già dovuto versare entro febbraio ad ArcelorMittal i primi 400 milioni come da accordo del 10 dicembre scorso, ma questo non è ancora avvenuto. ArcelorMittal – come riportato da Repubblica – ha già evidenziato alla parte pubblica il mancato versamento di quanto pattuito ed annunciato che chiamerà in causa la International Chamber of Commerce.
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