14 Febbraio 2021

Ilva, Tar accoglie l’ordinanza di Taranto 60 giorni per spegnere l’altoforno a caldo

 

ROMA Scoppia un’altra grana sullo stabilimento ex Ilva di Taranto che potrebbe bloccare il rilancio della partnership Invitalia- considerato che gli impianti attualmente sono sotto sequestro, ma con facoltà d’uso Ieri il Tar di Lecce si è pronunciato sull’ordinanza di un anno fa del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, relativa alle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico, dando 60 giorni di tempo per chiudere l’altoforno a caldo. La chiusura dell’area a caldo diventa, così, una delle priorità da risolvere per il neonato governo Draghi, per le ripercussioni sui 10 mila dipendenti. Con lo stesso provvedimento il Tar condanna al rimborso delle spese verso comune di Taranto, Arpa Puglia e Codacons, sia ArcelorMittal gestore dell’impianto che la procedura Ilva. Dal giudizio è stato estromesso il ministero dell’Interno e la Prefettura di Taranto per difetto di legittimazione passiva. Quasi sicuramente la sentenza verrà impugnata davanti al Consiglio di Stato dagli avvocati del gruppo basato in Lussemburgo (Francesco Gianni, Antonio Lirosi, Valeria Pellegrino, Elisabetta Gardini). LE CRITICITÀ Per il Tar (presidente estensore Antonio Pasca) è «provato che i fenomeni emissivi sono stati determinati da malfunzionamento tecnico, difettosa attività di monitoraggio e di pronto intervento, nonché criticità nella gestione del rischio e nel sistema delle procedure di approvvigionamento di forniture e di negligente predisposizione di scorte di magazzino». Inoltre «dalle risultanze acquisite con la disposta istruttoria si evince altresì che tali criticità e anomalie possono ritenersi risolte solo in minima parte e che, viceversa, permangono astrattamente le condizioni di rischio del ripetersi di siffatti gravi accadimenti emissivi, quali del resto non possono certo dirsi episodici, casuali e isolati. Permangono – ad esempio – le criticità connesse alla mancata sostituzione dei filtri Meep, alla mancata copertura dei nastri trasportatori e dei parchi, nonché il difettoso e/ intermittente funzionamento della rete di rilevamento delle emissioni».

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