Ilva, sotto sequestro fino a quando non si risana
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fonte:
- La Padania
Il tribunale del Riesame di Taranto ha confermato il sequestro degli impianti dell’ area a caldo dell’ Ilva di Taranto, finalizzandolo al risanamento dello stabilimento. Concessa, dunque la facoltà d’ uso degli impianti ma solo per l’ adeguamento dei sistemi alle norme anti inquinamento. Il tribunale ha, inoltre, confermato gli arresti domiciliari per Emilio e Nicola Riva, ex presidenti dell’ Ilva, e per l’ ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso. Gli altri cinque indagati, tutti capiarea Ilva, sono stati rimessi in libertà. I giudici hanno anche nominato Bruno Ferrante quale nuovo custode giudiziario dello stabilimento. Il provvedimento del Riesame è stato depositato. Secondo quanto disponeva il gip Patrizia Todisco, i tecnici erano incaricati di «avviare le procedure per il blocco delle specifiche lavorazioni e per lo spegnimento. I custodi – dispone invece il tribunale del riesame – garantiscano la sicurezza degli impianti e li utilizzino in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo e della attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti». E, per rafforzare questa disposizione, il tribunale nomina custode giudiziario proprio il massimo rappresentante Ilva: Bruno Ferrante, «nella sua qualità precisa il tribunale nel provvedimento – di presidente del Cda e di legale rappresentante di Ilva spa». «Ferma restando – scrive il tribunale riguardo ai custodi giudiziari – la nomina degli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento (nominati dal gip, ndr), nomina custode e amministratore delle aree e degli impianti in sequestro altresì il dott. Bruno Ferrante nella sua qualità di presidente del Cda e di legale rappresentante di Ilva spa, revocando la nomina del dott. Mario Tagarelli». Quest’ ultimo, presidente dell’ Ordine dei commercialisti di Taranto, era stato nominato dal gip Todisco e incaricato degli aspetti am ministrativi e della gestione del personale in vista dello spegnimento degli impianti. Restano comunque sotto sequestro i sei impianti dell’ area a caldo sequestri il 26 luglio scorso. Il sequestro è però finalizzato non allo spegnimento, come disponeva il gip, bensì alla eliminazione delle situazioni di pericolo e all’ attua zione del monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti. «Leggeremo le motivazioni ma, stando al tenore letterario, il provvedimento consente l’ utilizzazione degli impianti non al fine della produzione ma affinché‚ si facciano i lavori di messa a norma», ha commentato il procuratore di Taranto Franco Sebastio sottolineando che «l’ impianto accusatorio è stato confermato. La finalità del provvedimento è fare i lavori, non è produrre e lavorare – aggiunge -. Questa, semmai, potrà essere una conseguenza indiretta». In sostanza, dice ancora il procuratore, il Riesame ha confermato che i tre ingegneri nominati dal gip dovranno coordinare e dirigere gli interventi per la messa a norma degli impianti, garantendo la sicurezza degli stessi e il loro utilizzo primario proprio per eliminare quelle situazioni di pericolo che hanno portato al sequestro. Anche la nomina «a custode e amministratore delle aree e degli impianti in sequestro» del commissario dell’ Ilva Bruno Ferrante, dice Sebastio, ha una sua logica: spetta infatti all’ azienda finanziare i lavori di messa a norma. «Il provvedimento – ribadisce – consente l’ utilizzazione degli impianti non al fine della produzione ma affinchè si facciano i lavori di messa a norma. Il che è logico perché‚ nel momento in cui si devono fare i lavori l’ im pianto deve funzionare altrimenti non si può verificare se questi sono stati fatti». Ora dunque, sostiene la procura, la palla passa in mano all’ Ilva. «Se l’ azienda, per mera ipotesi, dicesse “non intendiamo collaborare”, allora dopodomani si chiude».( Intanto il Codacons condivide la decisione del tribunale del Riesame di Taranto di confermare il sequestro degli impianti Ilva, vincolandolo al risanamento dell’ area e non alla chiusura degli impianti, ma boccia la scelta di individuare come custode il presidente Ilva, Bruno Ferrante. Lo afferma in una nota il Presidente dell’ as so ci azi on e, Carlo Rienzi, secondo cui «il Tribunale ha riconosciuto la tesi sostenuta dal Codacons, che chiedeva di applicare l’ art. 104 bis del c.c.p., che prevede proprio la possibilità di mantenere sotto sequestro gli impianti disponendo la prosecuzione dell’ attività di produzione, affidandone la gestione ad un custode. Ciò che è assolutamente sbagliato, e rappresenta a nostro avviso un grave errore – aggiunge è la nomina come custode delle aree sotto sequestro del presidente Ilva, Bruno Ferrante. L’ amministrazio ne degli impianti andava invece affidata a soggetti terzi ed estranei alla gestione dell’ Ilva, ad esempio l’ Arpa o il Prefetto».
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