21 Ottobre 2015

Ilva, problemi di notifiche il maxiprocesso slitta Sebastio: “Indagini dall’ 80”

Ilva, problemi di notifiche il maxiprocesso slitta Sebastio: “Indagini dall’ 80”

sono 47 gli imputati e mille le parti civili.ma si torna in aula il primo dicembre. ricorso europeo di un gruppo di cittadini
VITTORIO RICAPITO “Ambiente svenduto”, la madre di tutti i processi all’ inquinamento, inciampa in una notifica difettosa a un imputato e slitta al 1 dicembre. Ieri in un’ aula non abbastanza grande per contenere l’ esercito di toghe, una lunga processione di avvocati ha sfilato per tre ore davanti ai giudici della corte d’ assise per chiedere di far parte del processo. Alle circa mille parti civili già costituite all’ udienza preliminare almeno altre 100 chiedono di aggiungersi. Fra queste l’ Asl di Taranto, il Codacons e tanti residenti del quartiere Tamburi, proprietari di immobili ormai svalutati dopo decenni trascorsi sotto l’ attacco delle polveri minerali. Il conto dei danni, destinato a salire, aveva già raggiunto i 30 miliardi al rinvio a giudizio di luglio scorso. I difensori dei 47 imputati affinano le strategie per affrontare un processo a cui molti arrivano con accuse pesantissime: associazione per delinquere, avvelenamento di sostanze alimentari, disastro ambientale. Fra questi, membri della famiglia Riva, proprietaria dello stabilimento, direttori e dirigenti dell’ Ilva. Alla sbarra anche politici, come gli ex presidenti di Regione e Provincia Nichi Vendola e Gianni Florido, entrambi accusati di concussione. «Mi auguro che questo sia l’ ultimo dei tanti processi che si sono celebrati per inquinamento a Taranto – dice il procuratore capo Franco Sebastio che ricorda – la prima sentenza di condanna per l’ Italsider la scrissi io nel 1982. Sembra ancora attuale, la situazione non è cambiata molto, anzi col passare degli anni la gravità dei reati è salita. Vincenzo Fornaro, l’ allevatore senza allevamento, il suo è finito abbattuto perché contaminato da diossina, chiede di citare la regione come responsabile civile dei reati. L’ inchiesta partì nel 2008 dalle analisi su un pezzo di pecorino che presentava valori altissimi di diossina e Pcb. Intanto un gruppo di residenti di Taranto ha presentato alla Corte europea dei diritti dell’ uomo (CEDU) un ricorso collettivo per denunciare la violazione da parte dello Stato italiano degli obblighi di protezione della vita e della salute in relazione all’ inquinamento prodotto dall’ Ilva. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ACCUSA Il procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio.

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