27 Luglio 2016

ILVA: NO A MINISTERO AMBIENTE PARTE CIVILE NEL PROCESSO

ILVA: NO A MINISTERO AMBIENTE PARTE CIVILE NEL PROCESSO

E’ TRA I PRINCIPALI RESPONSABILI DEL DISASTRO AMBIENTALE

Il Ministero dell’Ambiente è il principale responsabile della verifica delle situazioni ambientali in tutto il paese ed opera attraverso l’Arpa regionale. Se l’Arpa regionale e il Ministero dell’Ambiente, nel dare l’AIA all’Ilva, non si sono accorti dell’ inquinamento e della diffusione di sostanze tossiche a Taranto, non può che esserci una corresponsabilità nei fatti oggetto di reato. Lo afferma il Codacons, contestando duramente la costituzione di parte civile del Ministero nel processo davanti alla Corte d’Assise.
“Un soggetto non è legittimato a chiedere i danni agli imputati se può risultare egli  stesso responsabile civile nel procedimento, anche attraverso i suoi funzionari – spiega il Presidente Carlo Rienzi – Sarebbe un principio eversivo dell’ordinamento giuridico ipotizzare la legittimazione di un soggetto a rappresentare gli interessi delle vittime dell’operato di quello stesso soggetto, essendovi un palese conflitto di interessi e incompatibilità. Se infatti il Ministero dell’Ambiente in teoria può essere citato come responsabile anche in sede civile per le autorizzazioni concesse agli impianti Ilva, è evidente che non può avere l’imparzialità necessaria in base all’articolo 97 della Costituzione per poter rappresentare le vittime di quei reati, poiché dovrebbe agire contro se stesso”.
“Pertanto appare assurda la richiesta del Ministero dell’Ambiente di costituirsi parte civile quando il dicastero, in quanto istituzione competente in materia, è uno dei maggiori responsabili del disastro ambientale di Taranto” – conclude Rienzi.
Intanto i residenti e gli abitanti malati assistiti dai legali del Codacons attendono la decisione della Corte di Assise che deve stabilire il loro diritto ad essere risarciti nel processo, nonostante le barricate fatte da tutti gli avvocati degli imputati i quali, ovviamente, non vogliono tra i piedi i più strenui difensori delle vittime dello scempio dell’Ilva, mentre sarebbero ben lieti di avere contro soltanto Ministero e Regione che sono corresponsabili del disastro ambientale.

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