20 Giugno 2018

Ilva, Mittal: «Pronti a rilanciare l’ acciaieria»

di maio: non abbiamo i superpoteri, ce la metteremo tutta
ROMA. I vertici di Arcelor Mittal, in segno di riguardo, sono arrivati al gran completo all’ appuntamento con il nuovo Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, che ha riaperto il dossier Ilva. A Luigi Di Maio hanno ribadito il proprio impegno per il rilancio del gruppo siderurgico da un punto di vista industriale, ambientale e sociale sia il Ceo del colosso franco -indiano dell’ acciaio, Lakshmi Mittal, che il di lui figlio, Aditya Mittal, presidente della società capofila della cordata Am Investco Italia, che ha vinto il bando di gara per l’ acquisizione degli asset dell’ Ilva. Una operazione su cui in tendono procedere come da contratto, «per essere operativi dal primo luglio». Secondo il Ceo Lakshmi Mittal, quello con Di Maio «è stato un buon incontro» ed auspica «di iniziare il prima possibile l’ at tuazione dei piani ambientali e industriali per Ilva», su cui investire 2,3 miliardi, oltre agli 1,8 miliardi per l’ acquisizione, «in modo da agevolare in tempi rapidi il rilancio del gruppo ed offrire soluzioni tangibili alle legittime aspettative e preoccupazioni dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, Genova, Novi e degli altri siti produttivi», sottolinea in una nota la multinazionale dell’ acciaio, che ricorda di essere dotata «delle più moderne ed innovative tecnologie di processo e delle più avanzate procedure ambientali». Di Maio ha incontrato anche il Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che all’ assemblea di Confindustria aveva denunciato il clima «anti -industriale» che si respira nel Paese. «Per noi Taranto è la questione industriale che parte dal Mezzogiorno, l’ occasione di un grande rilancio del Sud, quindi lasciamo lavorare il ministro e confidiamo in una soluzione che sia nell’ interesse del Paese», ha detto Boccia uscendo dal Mise, non senza esprimere apprezzamento per il metodo dell’ ascolto inaugurato da Di Maio. Ieri sono state ascoltate anche Legambiente, Codacons e le associazioni ambientaliste ed i comitati di cittadini ionici, giunti in pullman dalla Città dei due mari per chiedere di trasformare l’ Ilva in un parco industriale stile Rurh. I Medici per l’ ambiente, i Liberi e pensanti, i Genitori tarantini, Giustizia per Taranto e altre realtà locali hanno chiesto il conto delle promesse elettorali fatte sull’ Ilva dal M5S nelle scorse amministrative, invocando la riconversione e un risarcimento dei danni, inscenando anche una piccola protesta sotto al dicastero. «Siamo contenti di essere stati ascoltati, ma chiediamo risposte certe sul futuro dell’ Ilva, che siano coerenti con il mandato che hanno ricevuto i candidati M5S – ora eletti – che hanno costruito in città il loro consenso parlando di chiusura dello stabilimento, riconversione economica, salvaguardia dei redditi, bonifiche e tutela della salute», ha detto Luca Contrario di Giustizia per Taranto. «I cittadini di Taranto hanno il diritto di respirare e io voglio garantirlo», ha detto il ministro alle associazioni, tanto che Tommaso Marazia dei Medici per l’ Ambiente sostiene che «il ministro ci è sembrato possibilista sulla chiusura». In realtà la vicenda Ilva è complicatissima e il vicepremier sembra mettere le mani avanti dopo due giorni di incontri: «Mi si chiede di risolvere in 15 giorni – afferma Di Maio – una questione rinviata per 6 anni: noi i superpoteri non li abbiamo, ma ce la metteremo tutta».
alessandra flavetta

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